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Moonrise Kingdom, un piccolo capolavoro. Recensione. Trailer

ROMA – In un’isoletta del New England vivono Suzy, che odia la sua famiglia e adora leggere e Sam, boy scout occhialuto che una famiglia non l’ha mai avuta. Piccoli Giulietta e Romeo degli anni ‘60, si conoscono per caso, si scrivono decine di lettere, e decidono di scappare insieme, lontano da un mondo adulto troppo ordinato e rassegnato.

Wes Anderson torna al cinema con un nuovo piccolo capolavoro, Moonrise Kingdom, già presentato e acclamato all’ultimo Festival di Cannes.
Quello tra Kara Hayward e Jared Gilman, splendidi nuovi volti scovati dal regista, è un amore ingenuamente folle come solo quello tra due dodicenni può essere. Infantile, idealizzato, imbarazzante ma che finisce per essere molto più reale e adulto di quello tra i “grandi”. Che in questo caso sono interpretati da un cast stellare, tra cui Bill Murray, marito tradito, Bruce Willis, sceriffo solitario, e Tilda Swinton, rigida assistente dei servizi sociali. Gli adulti del film, come sempre nei film di Anderson, sono sempre più deboli, isterici, un po’ patetici, e inevitabilmente più infantili dei “piccoli” protagonisti, non solo dei due innamorati, ma anche del divertentissimo gruppo di agguerriti boy scout che li circonda. Da notare poi i tre fratellini di Suzy, che occupano molto più compostamente dei genitori le stanze della “casa di bambole” della squilibrata coppia formata da Murray-Frances McDormand.

Wes Anderson torna a parlare di famiglie, padri e amori (im)possibili, con gli strumenti che ne hanno fatto uno dei registi più particolari e riconoscibili degli ultimi anni. Ci sono le inquadrature simmetriche, i carrelli che regalano l’amato effetto “casa di bambola”, e i colori pastello. Ci sono le stesse atmosfere stralunate e la malinconia de I Tenenbaum, ma stavolta il regista lancia un messaggio di speranza, con rinnovato entusiasmo. E non risparmia colpi di scena e svolte ai limiti dell’assurdo.

Un ruolo fondamentale è ricoperto ancora una volta dalla colonna sonora, questa volta anzi la musica diventa voce narrante, guida che conduce al fil rouge che attraversa tutto il film, dall’incipit ai titoli di coda. Il film di Anderson, altrimenti, rischia di essere letto solo come un’altra esibizione di genialità e di trovate visive. Non è così. Il regista da il via al film con le note della suite didattica su vinile “Young Person’s Guide to the Orchestra” di Benjamin Britten in cui si presentano i diversi strumenti che compongono l’orchestra basandosi su un tema di Purcell in cui l’ensemble si riuniva per eseguire una fuga. Non a caso, proprio come la “fuga” che mettono in atto Suzy e Sam, che scompone l’universo caotico che li circonda così come Britten scompone la musica di Purcell.

Usciti dalla sala, a qualcuno potrà sembrare solo un catalogo di stranezze. Ma c’è più realtà in questa piccola favola incantevole che in tanti altri racconti. Ed è proprio questa la magia dei film di Wes Anderson.

Moonrise Kingdom – Trailer

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