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Monti a Napolitano. Irrevocabili le mie dimissioni

ROMA – Due novità emergono dal lungo incontro tra il Capo dello Stato e il presente del Consiglio.

La prima riguarda il fatto che Monti ritiene che il discorso pronunciato da Alfano alla Camera rappresenti un voto di sfiducia nei confronti del governo e da qui, questa la seconda novità, la decisione irrevocabile di dare le dimissioni.

La nota dal Colle

Il Presidente del Consiglio intende rassegnare le dimissioni dopo aver verificato se è possibile approvare in tempi brevi le leggi di stabilità e di bilancio

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha stasera ricevuto al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, Senatore Mario Monti.

Il Presidente della Repubblica ha prospettato al Presidente del Consiglio l’esito dei colloqui avuti con i rappresentanti delle forze politiche che avevano dall’inizio sostenuto il Governo e con i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.

Il Presidente del Consiglio ha dal canto suo rilevato che la successiva dichiarazione resa ieri in Parlamento dal Segretario del PdL on. Angelino Alfano costituisce, nella sostanza, un giudizio di categorica sfiducia nei confronti del Governo e della sua linea di azione.

Il Presidente del Consiglio non ritiene pertanto possibile l’ulteriore espletamento del suo mandato e ha di conseguenza manifestato il suo intento di rassegnare le dimissioni. Il Presidente del Consiglio accerterà quanto prima se le forze politiche che non intendono assumersi la responsabilità di provocare l’esercizio provvisorio – rendendo ancora più gravi le conseguenze di una crisi di governo, anche a livello europeo – siano pronte a concorrere all’approvazione in tempi brevi delle leggi di stabilità e di bilancio. Subito dopo il Presidente del Consiglio provvederà, sentito il Consiglio dei Ministri, a formalizzare le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica.

Anche se nel comunicato non si fa cenno alla possibile data per le elezioni. Fonti di governo avanzano l’ipotesi  di un voto a febbraio. Le dimissioni potrebbero avvenire entro la fine dell’anno appena approvata la legge di stabilità. Tenendo presente che il 3 e 4 si voterà per la regione Lazio  la situazione si presenta di non facile soluzione. Si può pensare ad un election day che metta insieme il Lazio, già deciso, con  le politiche  e il voto per la Lombardia e il Molise . Oppure tenere le politiche a a metà febbraio insieme alle regionali Lombardia e  Molise. Si tratta di una significativa accelerazione  perché Monti non intende rimanere a lungo impallinato in Parlamento visto che il Pdl ha assicurato solo l’impegno a far passare la legge di stabilità .

Il Pdl,proprio prima della salita al Colle di Monti aveva fatto sapere che per quanto riguarda la legge sulle province avrebbe posto la questione di costituzionalità. Sarebbe stata questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendo capire al premier che avrebbe avuto vita molto difficile, sotto tiro alla Camere da oarte dei berluscones e dei leghisti che stavano riallacciando un rapporto, ancora non un’alleanza. Ma la strada era stata aperta proprio da Berlusconi che aveva assicurato Maroni che lui sarebbe stato il candidato scelto del Pdl per la presidenza della regione Lombardia. Non è un caso che   proprio Maroni sia stato il primo      a esprimere grande gioia per le dimissioni annunciate. Il Pd, proprio per evitare una situazione di stallo lasciando campo libero per diversi mesi alla propaganda berlusconiana, con una dichiarazione di Anna Finocchiaro, “ siamo al Vietnam parlamentare”, aveva chiesto di stringere i tempi ed andare al voto nel mese di febbraio, approvate la legge di stabilità, il bilancio e il decreto per l’Ilva con qualche modifica. Lo scenario politico subisce una accelerazione per la decisione di dimissioni irrevocabili, annunciata da Monti al capo dello Stato. Ambienti del Quirinale fanno sapere che da parte del presidente Napolitano c’è una doverosa presa d’atto della decisione del presidente del Consiglio e comprensione per le sue motivazioni”.

Il primo commento è arrivato dal segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani: “Di fronte all’irresponsabilità della destra che ha tradito l’impegno  assunto un anno fa davanti al paese, aprendo di fatto la campagna elettorale, Monti ha risposto con un atto di dignità che rispettiamo profondamente.Noi siamo pronti ad operare per l’approvazione nei tempi più rapidi della legge di stabilità”. Pier Ferdinando Casini, su twitter: “Chi pensava di costringere Monti a galleggiare, ora è servito”. E il presidente della Camera, Gianfranco Fini: “La decisione di Monti di dimettersi gli fa onore. Dimostra alto senso di responsabilità istituzionale”. Il Pdl interviene per ultimo. 

Angelino Alfano afferma: “Siamo prontissimi a votare il disegno di legge di stabilità, stringendo i tempi. Anche qui sta la nostra responsabilità, esattamente come avevamo preannunciato al Presidente della Repubblica e formalmente affermato in Parlamento. Noi ci siamo. Bersani, in questo momento così delicato, sospenda i toni da campagna elettorale” Davvero il segretario di Berlusconi suoera ogni limite  di decenza. In questi giorni ha fatto mille giravolte, primarie, non primarie, sembrava fosse davvero lui a dirigere il partito. Ha perfino raccolto centomila firma per candidarsi alle primarie del Pdl. Carta straccia per Berlusconi  che lo ha lasciato fare , poi lo ha rimesso in filla, ai suoi nordini. E l’ex ministro ha obbedito, ha chinato la testa,  si è messo sull’attenti.  Fra gli ninteressi del Paese e quelli del cavaliere sceglie quest’ultimo. Il meno che potrebbe fare è tacere, ma anche questo per lui è difficile.  E si prende le lodi di Maroni: “    “Monti si dimette, EVVIVA!!! Fine dell’anomalia democratica. Bravo Alfano, avanti così, fino in fondo”, scrive su Twitter e Facebook. Siamo certi che  Alfano prenderà per buoni questi elogi e non si rende conto neppure di essere solo una pedina di una squallida operazione..

 

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