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Crisi. Il 10% detiene quasi la metà della ricchezza. Impera la disuguaglianza

Cgil. Adesso serve la patrimonile. In politiche rigore totale mancanza di equità

ROMA – Quanto emerso oggi dallo studio di Banca Italia è un aspetto profondamente legato proprio alle cause per cui il rilancio dei consumi  è diventato un’utopia.

Infatti come riporta lo studio, “la  distribuzione della ricchezza è caratterizzata  da un elevato grado di concentrazione”, ovvero poche famiglie, esattamente il 10% più ricco detiene il 45,9% della ricchezza al contrario dell’altra metà più povera che detiene solo il 9,4%.
Colpa della crisi che continua ad  erodere la ricchezza netta delle famiglie italiane che nel 2011 ha subito un calo dello 0,7% a prezzi correnti e del 3,4% in termini reali. Nel dettaglio, alla fine dell’anno scorso il dato  aggregato era pari a circa 8.619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di 140 mila euro pro capite e 350 mila euro in media per famiglia, tornando più o meno sui livelli di fine anni Novanta.  
Ma non finisce qui.
Il 2,8% delle famiglie italiane è totalmente in rosso, ovvero ha una «ricchezza netta negativa». In questi casi le difficoltà finanziarie non sono compensate neanche dal possesso dell’abitazione. Il dato è del 2010, in diminuzione dal 3,2% del 2008, tuttavia «in lieve ma graduale crescita» se si confronta la serie a partire dal 2000.

Indubbio che la disuguaglianza sconcertante origina un vero danno sociale per tutto il Paese. Peril Codacons, ntervenuto sull’argomento «i maggiori sacrifici necessari per risanare i conti pubblici andrebbero chiesti a chi se li può permettere e non certo a quelle famiglie povere che detengono appena il 9,4% della ricchezza totale. Obiettivo non certo perseguibile se ci si ostina ad aumentare una tassa proporzionale e non progressiva come l’Iva».
Il dato, aggiunge il Codacons, «diventa poi sconvolgente se si abbina a quello secondo il quale dal 2010 al 2011 la ricchezza delle famiglie è calata del 3,4% ed il 2,8% è totalmente in rosso». Per questo il Codacons chiede al Governo di «introdurre un contributo straordinario di solidarietà per questo 10% di famiglie italiane ricche e propone di introdurre, una tantum, un’aliquota marginale Irpef superiore al 43% per chi, ad esempio, dichiara più di 90.000 euro. Un gettito aggiuntivo da destinare integralmente ad aiutare chi è in difficoltà».

Cgil. Adesso serve la patrimonile. In politiche rigore totale mancanza di equità

Roma, 13 dic. (TMNews) – «Siamo davvero di fronte ad un quadro sconsolato e sconsolante; è necessario, non con questo governo ma con il prossimo, cambiare il segno della politica economica». A dirlo, commentando i dati sulla ricchezza delle famiglie e le diseguaglianze diffusi oggi dalla Banca d’Italia, è il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada, intervistata dal Giornale Radio Rai. «Serve un sostegno allo sviluppo – ha detto – con una politica fiscale di aiuto ai redditi da lavoro, con una forma di tassazione effettivamente progressiva e con una patrimoniale che consenta una maggiore uguaglianza, che riduca questa forbice perversa per cui sempre di più le famiglie più ricche si salvano e tutte le altre, la maggioranza delle famiglie a reddito basso non si salvano».

La Cgil aggiunge che «le politiche di rigore di questo governo hanno un segno di mancanza totale di equità; l’allargamento della forbice conferma davvero una forte preoccupazione che in questi mesi abbiamo più volte denunciato; è per questo che avevamo lanciato ad esempio la proposta della detassazione delle tredicesime, come forma di sostegno al reddito delle famiglie più in difficoltà e di stimolo ai consumi», conclude Lattuada.

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