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Ilva. Azienda annuncia Cig per 1.428 operai

Il parlamento Europeo stabilisce niente emendamenti

TARANTO – L’Ilva questa mattina ha annunciato ai sindacati di categoria di apprestarsi a chiedere la cassa integrazione in deroga per 1.428 lavoratori dello stabilimento di Taranto fino al 31 gennaio del 2013. Alla base della richiesta  ci sarebbe l’ormai noto sequestro del prodotto finito e semi-lavorato realizzato nei quattro mesi circa (dal 26 luglio al 3 dicembre, giorno in cui il governo ha autorizzato la produzione col decreto legge 207) in cui gli impianti dell’area a caldo erano sequestrati senza facoltà d’uso per l’azienda.

Il blocco del prodotto realizzato, circa un milione e settecentomila tonnellate di acciaio stoccato nel porto industriale, secondo l’azienda, impedisce la movimentazione e l’attività produttiva in diversi reparti del siderurgico,
obbligando così al ricorso agli ammortizzatori sociali.

Già ieri Ilva aveva collocato in cassa integrazione ordinaria altri 1.100 lavoratori dichiarati in esubero. Ilva ha inoltre dichiarato ai sindacati che entro gennaio presenterà il piano
industriale.

 Nel frattempo, oggi il Parlamento Europeo ha adottato oggi una risoluzione presentata dalla Commissione petizioni e secondo una procedura speciale che non permette emendamenti una risoluzione sul caso ILVA. Quindi, come ribadisce Angelo Bonelli dei Verdi,  “la situazione di “scavalcamento” della magistratura da parte del Governo e la priorità assoluta data dal decreto del Governo all’interesse della proprietà dell’ILVA rispetto alle regole esistenti, al rapido risanamento, all’urgenza della bonifica e di un piano urgente per la salute dei cittadini, va in direzione diversa da quella votata oggi in plenaria dal Parlamento europeo, sulla base di una serie di petizioni presentata da cittadini tarantini nei mesi scorsi. Il Decreto governativo – continua l’ambientalista –  ha come obiettivo quello di aggirare le decisioni dei giudici e di creare una sorta di “diritto speciale” per ILVA attraverso una legge: una legge che concede la gestione senza alcuna garanzia agli attuali proprietari coinvolti in  Un precedente gravissimo, un vulnus anche rispetto al diritto comunitario che si applica dappertutto e non conosce “zone franche”.
Se il decreto verrà convertito, – conclude Bonelli – i Verdi al PE si impegnano fin d’ora, in cooperazione con le associazioni ambientaliste e i Verdi italiani a raccogliere gli elementi precisi per un ricorso alla Commissione europea per violazione del diritto UE, tanto in materia ambientale che della protezione della salute”.

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