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Cgil,Fillea e Flai: “ Colpo di mano” del ministro Cancellieri sui beni confiscati alla mafia

ROMA – L’emendamento alla legge di stabilità  presentato  dal ministro Cancellieri che prevede la vendita di beni confiscati alla mafia è  “un inspiegabile colpo di mano” e “va ritirato”. E’ quanto affermano in una nota il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, e i segretari generali della Fillea, e della Flai, Walter Schiavella e Stefania Crogi.

Secondo i tre dirigenti sindacali, infatti, “la proposta del ministro Cancellieri, presentata come emendamento alla legge di stabilità  a poche ore dall’approvazione della stessa, è un inspiegabile colpo di mano. Smentisce infatti le dichiarazioni dello stesso Ministro in merito al percorso di ascolto e partecipazione che avrebbe dovuto portare a interventi migliorativi del Codice Antimafia, a partire da maggiori garanzie per lo sviluppo produttivo delle imprese, per la tutela dei lavoratori dipendenti e per la restituzione ai territori interessati di questi beni e delle imprese bonificate. L’emendamento proposto ieri sera va nella direzione opposta”.

Per questo, aggiungono, “chiediamo al ministro Cancellieri e al ministro Severino, di ritirare l’emendamento e riprendere il percorso di ascolto e dialogo annunciato solo due mesi fa con le tante realtà , tra cui la Cgil, che in questi mesi hanno proposto diverse soluzioni correttive al Codice, purtroppo tutte disattese dall’emendamento presentato ieri sera. Interventi estemporanei mirati – concludono – alla svendita dei beni mobili e immobili sequestrati e confiscati, indeboliscono l’azione dello Stato in merito all’attacco dei patrimoni mafiosi. Ma non solo perché da una parte si svilisce lo spirito della legge Rognoni-La Torre e della legge 109/96 che ha permesso il riutilizzo sociale di tanti beni e la creazione di tanti posti di lavoro nel rispetto della legalità , dall’altra non si determina un cambiamento di tendenza nelle gestione delle imprese e dei beni oggi fortemente penalizzato a causa di una gestione non adeguata”.

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