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Papa Benedetto XVI promuove odio nei confronti della comunità gay

ROMA – Nel messaggio della Chiesa in occasione della Giornata Mondiale della Pace, Papa Benedetto XVI si è espresso con parole discriminatorie nei confronti della comunità gay, affermando che “i itentativi di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione sono un insulto contro la verità della persona umana e una grave ferita inferta alla giustizia e alla pace”.

Pochi giorni prima il pontefice aveva ricevuto a San Pietro con tutti gli onori la presidente del parlamento ugandese Rebecca Kadaga, promotrice della legge contro l’omosessualità in Uganda, che prevede la repressione dell’omosessualità e pene che vanno da pesanti condanne detentive fino all’ergastolo e alla morte per i gay. E’ un atteggiamento improntato all’odio e contrario al Vangelo, nonché alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E’ importante che i difensori dei diritti umani preparino insieme una denuncia all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per istigazione alla discriminazione e all’odio. Il Gruppo EveryOne è già al lavoro in tal senso. E’ importante chiedere ai vescovi di dissociarsi da questa posizione che si pone in contrasto con i testi sacri del Cristianesimoe le leggi vigenti nei paesi civili. Siamo tornati al Medioevo. Qui di seguito, una breve cronologia con alcuni episodi di persecuzione omofoba. L’imperatore Giustiniano, protettore della Chiesa cattolica, stabilì la condanna a morte per gli omosessuali e li perseguitò insieme ai pagani e agli ebrei. il monaco Pier Damiani condusse una crociata contro l’omosessualità, le cui basi sono contenute nel Liber Gomorrhianus, scritto nel 1049. In uno degli Statuti di Bologna del 1257, relativo alla Societas Sancte Marie, si istituiva la pena di morte per combustione sia per gli omosessuali che per chi li ospitasse a casa sua. Roghi anche nel XIII secolo in Svizzera per il vicium sogdomiticum. A Clermont, in Francia, gay ed eretici condividevano le fiamme dei roghi. Nel XIV secolo era prevista la combustione a Roma e la castrazione a Firenze per i maschi che amassero altri maschi, con pene pecuniarie e taglio della mano in aggiunta nei “casi gravi”. Gay e lesbiche furono bruciati anche a Padova dal 1329 e successivamente in una pletora di città italiane, dove la popolazone assisteva al supplizio di tanti innocenti come se fosse uno spettacolo di piazza. Non era diversa la pena a Rimini, sotto gli “illuminati” Malatesta. Nel XV secolo, stessa musica: crepitare di fiamme e odore di carne bruciata dovunque autorità e le guardie papali scovassero relazioni fra persone dello stesso sesso. La Firenze dei Medici era un po’ meno severa: multe fino alla terza recidiva, quindi – “solo” alla quarta – rogo per l’omosessuale. Francesco Sforza, a Milano, premiava con una somma in denaro i cittadini che denunciassero gay e lesbiche, che finivano poi sul rogo. Una terribile persecuzione che macchia la civiltà e che condizionò la cultura, le tradizioni e il culto religioso attraverso i secoli, impedendo agli artisti, ai poeti e ai pensatori di rappresentare l’omosessualità come un’espressione naturale di passione e amore e a innumerevoli esseri umani di vivere le loro inclinazioni in pace, senza dover temere l’umliazione pubblica, la tortura e la morte. I libri di storia che leggono i ragazzi nelle scuole omettono di citare gli episodi di persecuzione degli omosessuali nella storia: anche questa è omofobia. La Chiesa ha le mani lorde del sangue di tanti omosessuali innocenti ed è inaccettabile che si faccia ancora oggi paladina di una delle più orrende atrocità della storia umana.

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