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ROMA – In questo week end di metà dicembre non si contano le “assisi”, le “convention”, le assemblee nazionali, o comunque i raduni di aggregati politici di varia foggia e orientamento. A Roma non si troverebbe, a cercarlo, un solo teatro libero da una qualche iniziativa di tal genere.

Bene, si può dire; è lo spirito civico che si risveglia, sollecitato dalla scadenza elettorale ormai alle viste. Poi si osserva il panorama complessivo di queste iniziative e si rimane sbalorditi, allibiti.

Proviamo a fotografarlo, il panorama.

Da una parte la coalizione di centrosinistra (PD, SEL, Partito Socialista) che già si è proposta con chiarezza all’opinione pubblica con le primarie per scegliere il candidato premier, e che prossimamente sceglierà con analoga procedura i propri candidati in ogni circoscrizione elettorale. Un soggetto politico pluralista e coeso, che si è reso per tempo riconoscibile nella propria identità e nei propri programmi. La campagna per le primarie a ciò è servita, oltre che a compiere un atto, per noi inusuale, di democrazia sostanziale. E che si colloca organicamente negli schemi della dialettica politica europea; non a caso si svolge oggi a Roma, ospitata dalla coalizione, la conferenza dei progressisti europei.

Volgendo altrove lo sguardo c’è davvero da perdersi. A sinistra i frammenti sparsi di Rifondazione Comunista; poi, disseminati in un territorio vagamente di sinistra, varie sfumature di “cesarismo” -definizione che a me appare la più appropriata- dal cesarismo tribunizio alla De Magistris, a quello confuso alla Di Pietro, fino a quello allucinato -in tutti i sensi- alla Beppe Grillo. Taluni di questi stravaganti soggetti politici già hanno figliato ulteriori aggregazioni: “Diritti e Libertà” di Donadi, i grillini eretici di Favia.
Spostando progressivamente l’obiettivo si incontrerà la nebulosa centrista. Dall’UdC del sempiterno Casini, che da 40 anni fonda partiti nuovi, al “sor tentenna” Montezemolo, al fervente Riccardi, all’inaffondabile Fini. Ciascuno munito di lista propria, effettiva o potenziale, ciascuno supportato da sponsor di qualche rilievo (Bonanni, Oliverio), e tutti impegnati ad innalzare segnali di fumo sperando che possa originarsi la grande nuvola centrista, benedetta da Oltretevere. E ciascuno al lavoro per trovarsi, al momento giusto, nell’epicentro della nuvola, poiché -si sa- ogni soffio di vento può eroderne e disperderne i margini esterni. Il rischio maggiore è l’irrilevanza. D’altronde alcuni episodi di evaporazione di un partito già si sono verificati di recente, si pensi all’API di Rutelli.
Al margine destro del magma neo-centrista si intravede perfino un poco di folklore, che fa sempre allegria: i colori sgargianti dei gilet di Oscar Giannino, anche lui munito di lista personale, quanto meno virtuale; ma poi è questo che conta.
A seguire si apre il territorio che fu unificato sotto il “cavalierato” di Berlusconi, e che si sta frantumando in una miriade di protettorati: domani (domenica 16 dicembre) si svolgerà la convention di “Italia popolare”, esplicita allusione al PPE, ma dai confini del tutto incerti perché il vecchio signore cercherà ancora di esercitare su di essa la sua potestà. Se ciò accadrà, altri vassalli proclameranno l’indipendenza; siamo o non siamo l’Italia dei Comuni?
Intanto, sempre per domani, Crosetto e la Meloni hanno convocato l’assemblea della propria area di riferimento; Alemanno non ha ancora annunciato alle agenzie a quale appuntamento parteciperà: potrebbe essere con lo spirito da una parte e con l’anima dall’altra, o forse con i centristi anima e corpo. Ovviamente il soggetto denominato PdL continua ad esistere e a proclamarsi “dominus” di tutto il territorio. Qualcosa del genere avvenne nella decadenza ultima dell’impero romano.
Ma non è tutto. C’è la Lega; o quel che ne resta. E c’è la destra di Storace. C’è chi ipotizza il lancio di “Alba dorata” all’italiana; casa Pound sta raccogliendo le firme.
Infine -ma qualcosa di certo mi sfugge- qualche minuto fa le agenzie hanno battuto la proposta di Pannella di riproporre la “Rosa nel pugno”: radicali, ecologisti …
Che dire? Nessun commento, solo tre domande per sollecitare l’interesse di ciascuno:
da qui a tre settimane -poiché questo è il tempo dato- quanti partiti o liste si presenteranno effettivamente alla competizione elettorale?
E quante, e quali coalizioni, con relativi candidati premier, si determineranno, visti i meccanismi previsti dal “porcellum”?
E con quali programmi, strategie, modelli sociali di riferimento chiederanno il voto agli italiani?
Davvero il miglior contributo che ciascuno può dare alla riforma della politica italiana in sintonia con le altre grandi democrazie europee, è sostenere e votare il centrosinistra, per come si è proposto, per il grado di partecipazione che ha dimostrato di sapere e voler promuovere, per gli indirizzi programmatici che ha posto a base della coalizione.

                                                  

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