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Milano, un Natale di intolleranza

MILANO – Rom, ancora due sgomberi sotto la neve, senza intervento sociale. Dramma umanitario infinito. Il Gruppo EveryOne segnala inoltre una serie di allontanamenti, sempre senza alcun intervento umanitario, in diverse zone della città.

I piccoli insediamenti vengono evacuati senza che le autorità tengano conto del gelo e della precarietà a cui espongono tanti esseri umani. Una disumanità di fronte alla quale, purtroppo, la cittadinanza non prova alcuno sdegno o pietà, nutrita da anni di propaganda razzista, insensibile alla sorte delle famiglie Rom. Ecco l’articolo di Daniela Fassini.

Milano, 19 dicembre 2012. Cambia la giunta ma non cambiano le abitudini. Due sgomberi in poco più di due settimane: anche la nuova amministrazione non si ferma davanti al freddo e al gelo (ma anche alla neve) quando si tratta di allontanare insediamenti abusivi di rom romeni. E per di più, senza servizi sociali e senza offrire valide alternative alle famiglie sgomberate. È quanto successo al cavalcavia Bacula, lunedì scorso, (lo ha segnalato una lettrice di Avvenire – lettera a pag 35) dove cinque famiglie, con bambini piccoli e due dei quali regolarmente iscritti alla seconda classe della primaria sono state allontanate per la seconda volta dopo un primo sgombero (più massiccio, con una trentina di famiglie coinvolte ) poche settimane prima, in via Monte Altissimo. « La cosa che ha stupito – racconta Elisa Giunipero della Comunità di Sant’Egidio – è che, a differenza di altre volte, entrambi gli sgomberi sono stati fatti senza la presenza di assistenti sociali e senza una proposta alternativa per le famiglie».

Al momento dello sgombero, nessuno dei volontari che aiuta e sostiene le famiglie con i bambini piccoli e iscritti alla scuola erano presenti. «Sono persone che conosciamo molto bene – precisa però Giunipero, impegnata da anni in città ad assistere ed accompagnare le famiglie  più in disagio e ai margini – abbiamo iscritto i loro bambini a scuola e li seguiamo da quando sono stati allontanati per la prima volta da Rubattino». 

Di sgombero in sgombero, le famiglie allontanate si spostano temporaneamente in altre zone, ma se ci sono i bambini che vanno a scuola, tendono poi a ritornare nel quartiere. «Mi hanno detto che non hanno fatto neppure in tempo a salvare la tenda», racconta invece Flaviana, una delle venti “mamme-maestre” di Rubattino, che, dallo sgombero di novembre 2009, hanno dato vita a una rete spontanea di solidarietà per le famiglie e i bambini rom. «Anche vivendo in una tenda, che è pur comunque inimmaginabile per chiunque di noi – prosegue Flaviana – si può raggiungere un equilibrio: i bambini possono fare i compiti in un luogo protetto e le mamme si possono prendere cura anche dei loro vestiti in modo da mandarli a scuola “un po’ più in ordine”». Dopo uno sgombero, però, il disagio si fa più profondo. E diventa tutto molto più difficile. 

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