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Alitalia. Una compagnia in picchiata. I nodi arrivano al pettine

Alitalia: è decisamente una storia senza fine e soprattutto senza un lieto fine.

Proprio a quattro anni fa risale infatti  ‘l’ipotetico e apparente’ salvataggio e il rifiuto di vendere ad Air France che, è bene rammentarlo, avrebbe pagato 2,4 miliardi, senza mettere in mezzo alla strada più di 4.000 lavoratori e senza lasciare spese a carico degli italiani. E’ bene ricordare questo, anche se già tante volte è stato detto, perché oggi, dopo  quattro anni esatti, in Alitalia/Cai ‘dimezzata’ nei suoi beni e nei suoi dipendenti, nulla è cambiato di fatto. La Cai continua a perdere 630mila euro al giorno e il ‘rosso’ della Compagnia si aggira attorno ai 735 milioni. Insomma ‘il capolavoro Berlusconiano’, oggi possiamo dirlo con cognizione di causa e senza apparire catastrofisti, non è decisamente riuscito, anzi, è stato il vero fallimento di tutta la lunga telenovela Alitalia. E sorpresa delle sorprese, per salvare nuovamente Alitalia si ricomincia timidamente a parlare di ‘nazionalizzazione’ o in alternativa di vendere, stavolta a pezzi però, e quindi forse è più corretto dire di svendere, a Air France. La notizia viene riportata oggi in primo piano su Repubblica.it, che giustamente, sottolinea che il 12 gennaio “scatterà la campanella del ‘liberi tutti'” cioè gli azionisti, gli ormai ben noti capitani coraggiosi, i nostri valorosi patrioti, orgogliosi dell’italianità, a partire da quella data non avranno più alcun vincolo di lock-up e saranno finalmente liberi di vendere le loro partecipazioni. Oggi Repubblica stigmatizza il fallimento dell’operazione della cordata sponsorizzata da  Berlusconi, mettendo in luce i vari punti deboli di tutta la faccenda.  Eppure è bene non dimenticare che, quattro fa,  quando i dipendenti della Compagnia di Bandiera protestavano contro il massacro che si stava perpetrando a danno di tanti lavoratori e delle loro famiglie, proprio Repubblica, purtroppo, non spese una sola parola  (come pure la maggior parte della stampa italiana) a loro difesa. Anzi parlò di “lavoratori privilegiati” e di “hostess prelevate in limousine per andare a lavoro”, senza contare poi tutte le pagine del quotidiano dove molto spesso campeggiava la pubblicità della compagnia. Comunque meglio tardi che mai. Finalmente è palese che l’operazione (beffa) targata Berlusconi è stata a dir poco disastrosa, mettendo in evidenza una forma di spaventosa incompetenza  e di pressappochismo, da parte di coloro che credevano (o meglio volevano far credere) di far funzionare una compagnia già tarata alla perdita. Anche perché come può sopravvivere una realtà di trasporto aereo che abbatte la possibilità di spostamento dei propri aerei e quindi di passeggeri, tagliando continuamente rotte e posti di lavoro? 

Intanto il 25 gennaio 2013 ci sarà lo sciopero di quattro ore di tutti i piloti del Gruppo Alitalia Cai. Alla base della mobilitazione le mancate risposte adeguate  alle criticità della categoria da parte di Alitalia. Lo stop si svolgerà dalle 12 alle 16. Eppure a 800 Comandanti è stato offerto, proprio lo scorso mese, un corso manageriale alla Bocconi. Forse saranno loro i prossimi ‘capitani coraggiosi’?

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