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Listini Pd. Via libera dalla direzione. Ecco i nomi dei capilista

La lista alla Camera    La lista al Senato

ROMA – Via libera della direzione nazionale alla composizione delle liste dopo l’approvazione in sede di comitato elettorale.

«Da stasera dobbiamo considerarci in campagna elettorale. Sfruttiamo al meglio il vantaggio del tempo nella formazione delle liste rispetto ai nostri competitori». Lo ha dichiarato il segretario nazionale Pier Luigi Bersani durante la direzione del Pd. “La presenza femminile nelle liste è intorno al 40 per cento. Una rivoluzione femminile da valorizzare e segnalare”. Bersani  è intervenuto anche in merito al controverso tema Imu, oggi al centro del dibattito politico. “Leggo che si può fare tutto, ma se si voleva sistemare l’Imu bastava prendere il nostro emendamento”.  

I capilista

In Piemonte, rientrato il caso Cesare Damiano, primo eletto nella regione della Mole alle recentissime parlamentarie. Sarà regolarmente capolista, unitamente a Mario Taricco, alla Camera con Ignazio Marino al Senato. In Lombardia, alla Camera i capilista saranno Pier Luigi Bersani (Lombardia 1), Carlo Dell’Aringa (Lombardia 2), Cinzia Fontana (Lombardia 3); al senato, invece,  il capolista sarà Massimo Mucchetti. Giorgio Tonini sarà capolista in Trentino del Pd al Senato con Gianclaudio Bressa capolista alla Camera. In Molise, i capilista saranno Danilo Leva alla Camera e Roberto Ruta al Senato. C’è già l’ok della direzione nazionale piddina. Anna Paola Concia sarà uno dei tre capilista al Senato in Abruzzo. Da quanto si apprende, Roberto Reggi, coordinatore della campagna elettorale di Matteo Renzi alle primarie, non è entrato in lista. Ci sarà, invece, Yoram Gutgeld, stretto collaboratore del sindaco di Firenze. Tornando all’elenco dei capilista, in Liguria, Andrea Orlando e Donatella Albano; in Veneto, Davide Zoggia e Laura Puppato. In Friuli Venezia Giulia, Gianna Malisani sarà la capolista del collegio alla Camera, mentre Francesco Russo sarà il capolista al Senato. In Emilia, Dario Franceschini e Josefa Idem. In Toscana, Valeria Fedeli capolista al Senato e Maria Chiara Carrozza alla Camera. In Umbria, Marina Sereni ed Ermete Realacci. Nel Lazio, Pier Luigi Bersani, Donatella Ferranti e Piero Grasso in Senato; in Puglia, Franco Cassano e Anna Finocchiaro. In Calabria, Rosy Bindi e Marco Minniti; nelle Marche e in Campania, Enrico Letta. Sempre in Campania, l’ex segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, sarà capolista al Senato. In Sicilia, i capolista per la Camera saranno Pierluigi Bersani, Flavia Nardelli e il direttore di RaiNews Corradino Mineo al Senato.

Entrano altri 4 cattolici

I listini del Pd hanno regalato un postumo, ma roboante botto di inizio anno. Innanzitutto, spicca la presenza di quattro personalità del mondo cattolico. Emma Fattorini – docente di storia contemporanea presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma, nonché aderente alla comunità di Sant’Egidio -, Edo Patriarca – esponente del volontariato e organizzatore delle settimane sociali dei cattolici italiani -, Ernesto Preziosi – ex vicepresidente dell’Azione cattolica e direttore dell’istituto Toniolo – e Flavia Nardelli – segretaria generale dell’istituto Sturzo – hanno ufficialmente accettato la candidatura proposta loro da Pierluigi Bersani. Già resi noti anche i capilista a Senato e Camera scelti dal segretario nazionale piddino: si tratta del sindacalista della Cgil, Valeria Fedeli, a Palazzo Madama, e il rettore del Sant’Anna di Pisa, Maria Chiara Carrozza, a Montecitorio. In Liguria, invece, serpeggia qualche malumore di troppo. Nello specifico, la scelta di inserire in lista alcune personalità non liguri ha sollevato non troppo velati mal di pancia. Il caso che ha alimentato maggiori polemiche è stato senza dubbio quello della Puglia. Qui addirittura, il segretario regionale Sergio Blasi si era dimesso dall’incarico in assoluto dissenso con i quadri dirigenziali nazionali del partito. Alla base del profondo malcontento sfociato in un vero e proprio terremoto, il mancato rispetto dell’esito delle parlamentarie. Il caso, ad ogni modo, sarebbe già rientrato.

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