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Giudici, “femministe e comuniste”. A Otto e mezzo l’ultimo show del Cav

 ROMA – L’eterna ossessione delle toghe rosse è ormai un pezzo di repertorio.

Uno di quei classici da riproporre immancabilmente alla vigilia di ogni appuntamento elettorale e, più precisamente, durante ogni apparizione televisiva. Veri e propri spettacoli che, come quelli messi in scena dalle rock star a fine carriera, riservano alla platea il meglio del repertorio. Questa volta, tuttavia, la folla pronta ad applaudire le uscite di Berlusconi si è ridotta al lumicino. A parte i soliti aficionados, inguaribili nostalgici del pezzo più classico tra i classici, la stragrande maggioranza della gente è piuttosto stanca di ascoltare i soliti invecchiati ritornelli. Ora, questo non vuol dire che tutto ciò che odora di classico in generale sia da mettere nel cassetto. Ci mancherebbe. La salvaguardia delle forme, dei testi, delle immagini, delle idee, della musica e dei miti antichi è la più alta espressione di quel senso di appartenenza e di amore nei confronti della vita nella sua globalità.  Ma in questo caso, musica e parole, agli occhi dei più, non trovano più aderenza con la realtà odierna. Il punto è questo. Per Berlusconi ogni occasione è buona per attaccare i giudici. E siccome sia i processi che lo vedono imputato che le apparizioni in televisione non sono così poche, al leader del Pdl le occasioni non mancano di certo. Anzi, si moltiplicano come ‘i pani e i pesci’. E se non tendono all’infinito è solo perché a febbraio si vota. Poi chi lo sa. Le “reincarnazioni” politiche, d’altra parte, sono figlie di astruse logiche che talvolta la memoria umana non riesce davvero a comprendere. L’ultimo episodio di attacco ai giudici si è consumato ieri nel corso del programma “Otto e mezzo” su La 7 quando B., tra l’altro, ha sfornato un altro pezzo del proprio repertorio: l’attacco al conduttore. Nel caso specifico, alla conduttrice Lilly Gruber. “Rea” semplicemente di aver formulato all’intervistato domande incalzanti. In pratica, ciò che ogni giornalista dovrebbe fare in osservanza della professione. Non si sa se sia stato il colore dei capelli della Gruber a provocare di getto in Berlusconi il terrore del comunismo rosso. Fatto sta che  il Cavaliere, appena ha potuto, ha definito “comuniste” e “femministe” le componenti del collegio – tra cui il giudice Gloria Servetti – che nei giorni scorsi hanno depositato la sentenza di separazione tra l’ex premier e Veronica Lario, stabilendo che il leader del Pdl dovrà versare circa 3 milioni di euro al mese all’ex moglie. Immediata la replica del Tribunale. “Il presidente della corte d’appello e il presidente del tribunale di Milano – si legge nella nota – intendono respingere con fermezza ogni insinuazione sulla non terzietà delle giudici del tribunale, componenti del collegio giudicante nella causa Bartolini-Berlusconi, essendo a tutti nota la diligenza e la capacità professionale delle stesse, quotidianamente impegnate nella fatica della giurisdizione nella delicata materia del diritto di famiglia”. Nel comunicato i presidenti “rammentano che la raccomandazione n. 12 del 2010 del comitato dei ministri della giustizia del Consiglio d’Europa prescrive ai rappresentanti dei poteri esecutivo e legislativo di evitare, nel commento delle decisioni dei giudici, ogni espressione di dileggio che possa minare la fiducia dei cittadini nella magistratura e compromettere il rispetto sostanziale delle medesime decisioni”. Nella nota infine si legge che “le norme del codice di rito civile consentono agli interessati di impugnare provvedimenti giudiziari e sulla relativa impugnazione la corte d’appello eserciterà ,come di consueto, il puntuale controllo critico della decisione di primo grado per i profili della legittimità e del merito”. In buona sostanza, le toghe sono per Berlusconi un chiodo fisso. Un incubo che sopravvive al passare del tempo. Si potrebbe dire che il Cavaliere perde il pelo, ma non il vizio. Non sarebbe però neanche corretto. Perché entrambi si mostrano in video esattamente come vent’anni fa.

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