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La scoperta di avere una malattia oncologica è sempre un trauma, anche quando le prospettive di cura sono ottime e se ne può uscire in breve tempo.

E’ un trauma perché sappiamo a cosa andiamo incontro e siamo coscienti che una patologia di questo genere lascerà sul nostro corpo e nella nostra psiche delle tracce indelebili. Una delle conseguenze è il rischio di non poter più procreare. E per chi riesce a guarire, portarsi dietro questo carico di sofferenza è spesso devastante. Cosciente delle implicazioni che alcune patologie inducono e della sofferenza che causano nelle giovani donne, la dottoressa Mariavita Ciccarone – Aiuto ginecologo presso la struttura ospedaliera pubblica S. Carlo di Nancy di Roma e Responsabile del Servizio di Infertilità – ha fondato l’associazione Gemme Dormienti che si rivolge, appunto, alle pazienti affette da malattie oncologiche e da alcune malattie croniche invalidanti che si avviano ad affrontare un percorso di cura con l’obiettivo di preservarne la capacità riproduttiva. “Nel mondo vegetale le gemme dormienti si definiscono tali perché, non potendo svilupparsi, vengono protette da strutture che le rendono impermeabili: la Natura non lascia morire le gemme, ma le preserva per un anno intero, consentendone lo sviluppo nell’anno successivo.”
Così spiega la dottoressa Ciccarone il senso e il significato del nome dell’associazione. E da’ una speranza alle giovani donne che si preparano ad affrontare il doloroso percorso di guarigione. “Fino a qualche anno fa era impensabile preservare la fertilità in pazienti sottoposti a cure oncologiche. Adesso invece, ci sono terapie farmacologiche che riducono il danno ovarico e tecniche che permettono di crioconservare ovuli e tessuto ovarico con risultati incoraggianti. Oggi il danno alla fertilità può essere ridotto grazie agli studi e alle tecniche che la medicina più aggiornata è in grado di applicare o sta sperimentando. Però è necessario agire tempestivamente, prima dell’inizio della terapia. In seguito ad una diagnosi di cancro, infatti, il paziente concentra la propria attenzione sulla terapia, trascurando la sorte che subirà la propria fertilità una volta che la terapia stessa sarà completata. Oggi solo il 5-10% dei pazienti si sottopone alla valutazione di uno specialista della fertilità prima del trattamento. Una volta curata la malattia spesso ci si accorge che è mancata una corretta informazione in merito all’ipotetico futuro della fertilità.” E il tema è purtroppo di grandissima attualità: secondo una ricerca svolta da Airtum (Associazione italiana registri tumori) e Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e presentata lo scorso settembre presso il Ministero della Salute, si stima che per il 2012 il 44% dei nuovi casi di tumore abbia riguardato donne. Se si considera la fascia di età dai 14 ai 40 anni, l’incidenza di neoplasie è sensibilmente più elevata per il genere femminile. Questo il motivo per cui Gemme Dormienti ritiene che sia necessario più che mai offrire informazioni e mettere in relazione tutti i soggetti interessati al tema: “Vogliamo creare una rete multidisciplinare per diffondere la conoscenza di questi temi ed agevolare il percorso dei pazienti e delle loro famiglie, ottimizzando i protocolli terapeutici e fornendo tutte le informazioni che portino alla scelta più consapevole”. Quello che fino a qualche anno fa sembrava utopia è invece ora realizzabile grazie a questo progetto che punta a “restituire prima di tutto ai pazienti la consapevolezza di essere donne e uomini che non vogliono e non devono rinunciare a tutti gli aspetti di una vita “normale”: sessualità, gravidanza, maternità, lavoro”.

Info
Gemme Dormienti – Associazione senza fini di lucro per la protezione della fertilità
Via Cola di Rienzo, 285 – 00192 Roma
Tel: +39 06 89821904 – fax +39 06 97257461
[email protected]
www.gemmedormienti.org

L’associazione Gemme Dormienti è stata inserita anche tra i riferimenti del portale americano The Oncofertility Consortium, fondato dalla Professoressa Woodruff, ginecologa tra i massimi esperti in materia.

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