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“Quartet”: sinfonia di vita. Recensione. Trailer

ROMA – A volte ritornano. Emozioni sopite brillano di nuova luce. Reginald ha accettato di buon grado il passaggio alla vita da pensionato.

Trascorre serenamente le giornate a Beecham House, una casa di riposo che accoglie vecchie glorie del mondo della lirica. L’equilibrio raggiunto viene però sconvolto quando arriva alla residenza Jean, la sua ex moglie. La rabbia per il tradimento subito anni prima è un fuoco che ancora non si è spento. E se si trattasse invece di un nuovo inizio? L’occasione è fornita da un galà di autofinanziamento organizzato per garantire  la sopravvivenza della struttura. Reginald e Jean  potrebbero condividere nuovamente lo stesso palcoscenico.

“La vecchiaia non è roba per femminucce” è il motto del film. Fa il paio con: “non è mai troppo tardi”. In queste frasi è racchiuso lo spirito di questa intelligente commedia che prende spunto dall’omonima pièce teatrale di Ronald Harwood. La vita è una questione di punti di vista. E di scelte. I personaggi rappresentati decidono di non morire di nostalgia per un passato che ormai non c’è più. Riescono a cogliere le opportunità offerte dal presente. Vivono una quotidianità creativa in cui continuano in maniera propositiva a sviluppare la propria passione per la musica. Non è una scelta semplice, richiede impegno e dedizione. Per l’appunto “la vecchiaia non è roba per femminucce”. Necessita anche di un contesto che garantisce rispetto. Nella parte iniziale del film un inserviente tratta Jean come se fosse un oggetto: “torno subito per prendere il baule e per lei”. La stessa donna riuscirà poi a fare i conti con le proprie paure e debolezze e riscoprirà la gioia di vivere. “Vecchiaia” e “morte” sono due parole facilmente associabili ma nell’opera totalmente disgiunte. Basta pensare all’esplosiva carica energetica che emana dall’esilarante personaggio di Wilfred, anch’egli cantante lirico in pensione. Un ictus frontale lo ha reso totalmente disinibito nei confronti delle donne e non passano sette secondi senza che lui abbia pensato al sesso. La sua simpatia contagiosa lo rende ad ogni modo assolutamente gradevole. Compensa ampiamente i piccoli momenti di imbarazzo causati dai suoi inconsapevoli e divertenti attentati al buon costume. L’opera prima di Dustin Hoffman è dunque un inno alla vita ed alla musicalità in senso lato. E’ un film “acustico” fatto non soltanto di note ma anche di fruscii di foglie, rumori di passi, silenzi, dialoghi squillanti. Le splendide interpretazioni dei protagonisti sostengono un crescendo che si conclude bruscamente con un finale che potrebbe apparire tronco. Lo spettacolo, che si conclude sul più bello, aveva già trasmesso il suo messaggio più significativo. Non importa qui l’acuto finale. La musica resta pur sempre al servizio della vita e non il contrario.

REGIA: Dustin Hoffman
ATTORI: Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly, Pauline Collins
 SCENEGGIATURA: Ronald Harwood
FOTOGRAFIA: John De Borman
GENERE: Commedia
PRODUZIONE: Regno Unito
DURATA: 98 minuti
Trailer – Quartet

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