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Anno giudiziario. Il ruolo dei magistrati fa discutere, i tagli mettono a rischio la giustizia

Piero Calamandrei, membro della Costituente, diceva: “quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra”. Primato europeo di prescrizioni

ROMA – Questa inaugurazione dell’anno giudiziario verrà ricordata. Infatti, tra i tanti temi all’ordine del giorno, quali la corruzione, situazioni carceraria, criminalità organizzata e tagli alla giustizia,  irrompe anche quello sui magistrati che decidono di scendere in politica con l’intento di poter svolgere ruoli importanti nelle massime istituzioni del Paese.

Un particolare rilevante, sul quale spesso la magistratura non si trova d’accordo, nonostante il ministro della giustizia Paola Severino minimizzi, facendo sapere che non esiste nessuna polemica in merito alla questione.

Giorgio Santacroce, presidente della Corte d’appello di Roma, ritiene che non vi sia “nulla da eccepire sui magistrati che abbandonano la toga per candidarsi alle elezioni politiche”. “Candidandosi – ha aggiunto Santacroce – esercitano un diritto costituzionalmente garantito a tutti i cittadini. Piero Calamandrei diceva però che quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra. Come dire che i giudici, oltre che essere imparziali, devono anche apparire imparziali”.

Un pensiero diametralmente opposto a quello del suo omologo palermitano Vincenzo Olivieri, il quale afferma: “Noi magistrati dobbiamo capire che è arrivato il momento di modificare molti dei nostri atteggiamenti. La comunità nazionale e internazionale ci scruta, stigmatizzando l’enfasi mediatica che viene data a certi provvedimenti, la sovraesposizione e i protagonismi di alcuni costantemente presenti in talk show televisivi dove disquisiscono di processi in corso”.

Sulla questione è intervenuta pacatamente anche Anna Canepa vicepresidente dell`Anm e sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia: “I magistrati politicizzati non dovrebbero esistere. I magistrati che ambiscono ad andare in politica sono magistrati che hanno una giusta aspirazione prevista dalla Costituzione. Quello che bisogna assolutamente evitare è l`appannarsi dell`immagine di indipendenza e imparzialità. Molto spesso purtroppo i magistrati che entrano in politica sono pm titolari di indagini e a nostro parere questo sovrappone le figure e appanna nei cittadini l`immagine di imparzialità del magistrato. Non dobbiamo creare nei cittadini confusione”.
“Rispetto al tema della corruzione – aggiunge Canepa –  purtroppo le cronache sono piene di fatti di corruzione e come associazione ci siamo impegnati. Abbiamo apprezzato il Governo con la legge anticorruzione ma è stato davvero qualcosa di troppo timido e noi speriamo che chi si appresta a governare il Paese fornisca alla magistratura strumenti più efficaci”.

Insomma, un tema che specie in questo clima pre-elettorale accende il dibattito, anche perchè –  come alcuni sottolineano – bisogna evitare che le inchieste dei Pm, siano usate come trampolino di lancio. Un campanello d’allarme arriva da Napoli, dove il presidente della Corte d’Appello  Antonio Buonajuto chiede a chi si appresta a governare dia strumenti più efficaci ed eviti i tagli.
“Basta tagli o siamo costretti a chiudere gli uffici”, ha tuonato durante il suo intervento. “Basta con la stucchevole litania della mancanza di risorse, ovvero la cosiddetta spending review. Siamo arrivati allo stremo”.

Insomma i problemi sono tanti, troppi per un sistema giudiziario che a causa dei tagli indiscriminati rischia di aggravarsi ulteriormente. E poi c’è il problema del sistema carcerario in cui migliaia di detenuti aspettano giustizia in carceri che hanno di gran lunga superato la loro effettiva capienza.
“È un momento di sofferenza e incertezza quello che stiamo vivendo per le piante organiche”, ha detto il presidente della Corte di appello di Torino Mario Barbuto.
“La proposta di rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari formulata dal ministero della Giustizia ha provocato uno shock: il distretto del Piemonte e della Valle d’Aosta sarebbe destinato a perdere 36 magistrati, di cui 25 giudici e 11 pm”. Il presidente della Corte d’appello si è detto “pacatamente deluso: eravamo convinti che il riordino delle circoscrizioni avrebbe comportato il cosiddetto ‘saldo invariatò all’interno di ogni distretto, ma era a quanto pare una nostra illusione”.

Primato di prescrizioni
Ma tagli a parte l’Italia detiene un altro primato europeo, quello delle prescrizioni. Come afferma il presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanno Canzio “l’Italia ha il triste primato in Europa del maggior numero di declaratorie di estinzione del reato per prescrizione (circa 130mila quest’ultimo anno) e, paradossalmente, del più alto numero di condanne della Corte Europea dei diritti dell’uomo per l’irragionevole durata dei processi”.
Il magistrato si  dice critico verso l’attuale disciplina della prescrizione del reato che definisce “illogica nella parte in cui estende i suoi effetti sul processo penale, propiziandone il grado di ineffettività con il fallimento della funzione cognitiva e la sconfitta dell’ansia di giustizia delle vittime e della collettività”.

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