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ROMA – Anche oggi giornata frizzante nel mondo politico a pochi giorni dal voto previsto per il 24 e 25 febbraio.

La campagna elettorale è entrata nei temi cruciali che contraddistinguono queste elezioni, ovvero il fisco e la dilagante disoccupazione causata dalla crisi economica, a cui è necessario trovare velocemente un rimedio efficace. Dalla mezzanotte di oggi arriva lo stop dei sondaggi,  che  per la ‘par condicio’ non potranno più essere pubblicati.

Nel frattempo stamane è arrivata un’altra proposta interessante che ha raccolto un largo consenso politico, sia tra le fila del centro sinistra che del centro destra. E’ stata l’associazione Articolo 21 a lanciare dall’assemblea della FNSI una “dichiarazione di impegno comune sul conflitto interessi, antitrust, autonomia Rai, querele temerarie, libertà rete”, alla quale hanno risposto positivamente oltre 40 candidate e candidati di schieramenti diversi, alla Camera e al Senato, tra i quali Pierluigi Bersani (Partito Democratico) Maria Cristina Bigongiali (Rivoluzione Civile), Massimo Donadi (Centro Democratico) Stefano Fassina (Partito Democratico), Gianfranco Fini (Futuro e Libertà) Fabio Granata (Futuro e Libertà) Antonio Ingroia (Rivoluzione Civile), Roberto Natale (Sinistra Ecologia Libertà) Andrea Olivero (Scelta Civica con Monti per l’Italia), Roberto Rao (Udc), Bruno Tabacci (Centro Democratico) Nichi Vendola (Sinistra Ecologia Libertà).



“Una soddisfazione che rappresenta un fatto di alto valore politico”, ha precisato il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, che ha aperto i lavori all’incontro.
“Il conflitto di interessi sarà una delle prime leggi che porterò all`approvazione – ha sottolineato Pier Luigi Bersani –  ed è mia intenzione far entrare l`Italia in Europa anche in materia di normative
antitrust e di autonomia del servizio pubblico”.

Tuttavia, buoni propositi a parte, la battaglia tra avversari politici continua, tra colpi bassi e previsioni inconsistenti, tutti convinti di riuscire a vincere questa competizione sempre più agguerrita.

Silvio Berlusconi, ormai galvanizzato dai sondaggi discutibili,  pensa che da qui all’election day il suo partito farà  il pieno, ovverò metterà la freccia per fare l’agognato sorpasso ai danni del centro sinistra, mentre Bersani è sempre più  sicuro che in caso di vittoria otterrà la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, Camera e Senato. Insomma, il segretario del Pd vede un cambiamento all’orizzonte anche perchè alle “sparate propagandistiche” del Cavaliere non ci crede più nessuno. Anzi, Bersani è convinto che produrranno addirittura un effetto boomerang. “Gli italiani – ha sottolineato- sono intelligenti e i colpi d’effetto di Berlusconi non attecchiscono”.

Berlusconi, dal canto suo, invoca gli elettori al fine di concentrare i voti sulla sua formazione e di considerare l’unico suo nemico politico Bersani. Parole che rivelano la solita modalità per mettere in disparte tutti quelle formazioni che lui stesso definisce dei partitini dannosi.
E poi non manca l’attacco a Mario Monti definito ancora la spalla di Bersani. “I due flirtavano a distanza – ha detto – e poi si sono uniti in matrimonio. Monti è precipitato nella platea politica e la sua massima aspirazione è fare il collaboratore di Bersani”.
Ma, si sa, il Cavaliere tra una sparata e l’altra si dimentica di quella detto 24 ore prima. Infatti, sulla promessa dei 4 milioni di posti di lavoro ha già fatto dietro front: “Non ho promesso nulla – ha detto – ma ho solo indicato la strada. Comportamenti che ben conosce l’ex alleato Gianfranco Fini e che giudica illusorie.

Intanto Beppe Grillo, sulle orme di  Berlusconi, fa leva sui sondaggi e durante uno dei suoi comizi urla dal palco che il suo movimento è diventato la prima forza del Paese. La sua agenda è pronta – fa sapere – . Venti punti programmatici tra i quali spunta il reddito di cittadinanza, la pensione massima a 5 mila euro, una sola rete pubblica televisiva e l’introduzione dei referendum propositivi, ma senza quorum. Insomma, il comico genovese è sicuro di aver fatto centro sulle istanze popolari. E sulle proposte fiscali, invece, sembra che uno staff di economisti stia studiando delle misure che ben presto il comico genovese potrebbe presentare. Chissà cosa estrarrà dal suo cilindro l’uomo dalle tante idee prive di ideologia.

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