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Mps. Regole più restrittive e controlli del mercato finanziario

ROMA – Sulla vicenda del Monte dei Paschi si è scritto di tutto e di più. Si sono fatte strumentalizzazioni, tante approssimazioni, mentre quanto è accaduto obbliga a riflessioni strutturali.

C’è chi ha scritto di carisma dei protagonisti, dietro questo paravento ha collocato il mancato funzionamento dei controlli interni ed esterni alla Banca. Balle, ci vogliono più regole e la certezza che vengano fatte rispettare. Il Ministro dell’Economia, controllore delle fondazioni, ha affermato che c’erano sospetti da un anno ma non si è accorto che la Fondazione ha la maggioranza di Mps e ha tentato di scaricare le responsabilità dei mancati controlli sulla sola Banca d’Italia, con un rimpallo riprovevole.

E’ vero che da tempo c’era allarme. Mps aveva chiesto i Tremonti bond nel 2009, quindi il Ministero aveva l’obbligo di accertarne le ragioni e di chiedere a Banca d’Italia di fare il resto.
Banca d’Italia rivendica di avere premuto per il cambio dei vertici di Mps, avrebbe anche dovuto fare presente all’Abi l’inopportunità di eleggere Prsidente chi veniva ritenuto non idoneo per una Banca. Sarà casuale ma l’Abi ha chiesto di allentare le regole di Basilea 3 sulla solidità delle banche. La situazione di Mps ha pesato ?
Viste le ripetute iniezioni di capitali in Mps e l’enorme spesa sostenuta per acquisire Antonveneta qualche intervento in più sarebbe stato utile anche da parte di Banca d’Italia.

Problemi di sistema che emergono dalla vicenda Mps.

1)Malgrado la tempesta iniziata a fine 2007 le regole sui mercati finanziari sono le stesse. Solo recentemente il parlamento europeo ha tentato un blando provvedimento di regolazione che, per ammissione dei protagonisti, le lobbies hanno ridimensionato. La regolazione della Bce entrerà in vigore con molta calma e riguarderà le banche più grosse. Non è detto basterà.
Eppure la finanza dei derivati e dei prodotti finanziari tossici è in aumento. Oltre i livelli precrisi. La relativa quiete sui debiti pubblici abbassa gli interessi ma spinge la ricerca di guadagni verso i prodotti finanziari speculativi che promettono di più.
Questi prodotti sono intrecciati al sistema finanziario, con le banche protagoniste perché campano con le commissioni, tanto più che i mutui sono dimezzati. Se si vogliono evitare guai tipo Mps occorre sottoporre l’emissione dei prodotti finanziari ad autorizzazione e controllo, con completa trasparenza della loro natura, e slegarli dalla gestione ordinaria del credito.
In altre parole va ripensata la “banca generale” per tornare alla distinzione tra banca d’affari e banca commerciale. Basta speculazioni con il denaro degli ignari risparmiatori.
La Consob, riformata, dovrà controllare tutto il mercato finanziario, non solo quello azionario. Come sta cercando di fare Obama con nuovi compiti e responsabili affidati per la Sec.

2) Occorrono norme europee, ma nessuno vieta che uno Stato decida subito regole più restrittive spingendo l’UE a procedere. Tremonti voleva un’Italia paradiso fiscale, si può pensare, al contrario, ad un paese trasparente e legale. I meccanismi della “Tobin tax” decisi in Italia sono sbagliati. Agiscono più sulle azioni che sui derivati, per di più la TTF dovrebbe essere uguale in tutti gli 11 paesi che l’adotteranno, altrimenti non funzionerà.
Sulle Agenzie di rating si potrebbe fare qualcosa in quanto operanti in Italia, almeno anticipando le regole europee.

3) Sui paradisi fiscali è necessario adottare norme severe e invocarne l’adozione europea. Nell’affaire Mps le triangolazioni con i paradisi fiscali/legali sono decisive. Se un’operazione non è trasparente da lì deve passare. La forza dei paradisi fiscali è come il molliccio di Henry Potter. esiste nella mente di chi lo pensa. Tremonti ha sdoganato i paradisi fiscali inventandosi bilanci consolidati impossibili da controllare e per di più ha aggiunto lo scudo fiscale per il rientro dei capitali illegalmente detenuti all’estero. Anche questo compare nell’affaire Mps.

Il ricorso ai paradisi fiscali può essere semplicemente vietato alle aziende italiane. I paradisi sono la sede per occultare le operazioni per non pagare le tasse e il veicolo per costituire fondi neri all’estero. Uno Stato può dichiarare che le sue imprese non possono avvalersi di quei paesi e deve chiedere conto in sede europea di Stati che danno asilo alle frodi fiscali e legali. Possibile che in Europa i bilanci pubblici siano soggetti a controlli stringenti e siano tollerati i paradisi fiscali che fanno mancare risorse a Stati membri ? Perché la Fiat ha usato una società veicolo olandese senza essere disturbata?

Non è più sopportabile che la sleale concorrenza fiscale o quella del credito vengano ammesse in Europa.

4)Anziché prestare soldi a Mps lo Stato dovrebbe diventarne azionista temporaneo fino al risanamento, per la quota corrispondente al prestito, come è stato fatto altre volte in Europa.
 
5) La legge sulle fondazioni bancarie va rivisitata. Più stringenti debbono essere i vincoli per le fondazioni che hanno un ruolo eccessivo, anche nella Cassa Depositi e Prestiti, mentre la loro attività dovrebbe dedicarsi al territorio. E’ stato un errore affidare alle fondazioni un ruolo sostitutivo delle regole da rispettare.

6) Reati e prescrizioni. E’ bene che sia il falso in bilancio che la sua prescrizione siano subito ripristinati dopo le elezioni. I nomi che corrono in questi giorni ci dicono di CA infarciti di rappresentanti degli affari, a conferma della doppia verità: credito difficile per i piccoli mentre i grandi azionisti delle banche sono in conflitto di interessi o sono sponsor, come per Berlusconi, a cui Mps ha finanziato Milano 2 e Milano 3.

Finita la campagna elettorale, e le strumentalizzazioni occorrono provvedimenti urgenti sulle banche e sulla finanza. Contributo indispensabile alla ripresa economica e all’Europa. Altra storia dai compiti a casa.

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