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Edilizia.. Imprenditori in piazza nella Giornata della collera

ROMA – E’ come un rosario fatto di numeri neri. Ogni giorno la crisi che attanaglia da sei anni il nostro Paese “ esce” per strada. Manifestano non solo i lavoratori dipendenti ” ma anche imprenditori di piccole e medie imprese che operano nei più diversi settori dell’industria, del commercio, dell’artigianato, in agricoltura.

E i “ numeri” che raccontano l’andamento della crisi non danno adito a speranza di soluzioni ravvicinate. In particolare nel settore delle costruzioni sindacati , imprese, denunciano una situazione non più sopportabile, la peggiore crisi dal dopoguerra.. A Milano, nei pressi di Piazza\\Affari, hanno manifestato, caschetti gialli in testa,gli imprenditori del settore. Hanno chiamato la loro protesta promossa da venti Associazioni la “Giornata della collera”. L’’edilizia ha perduto 360mila posti di lavoro diretti dal 2008 ad oggi, 550 mila con i settori collegati, e affronta la peggiore crisi dal dopoguerra senza vedere la possibilità di una ripresa. Mentre si svolgeva la manifestazioni le agenzie di stampa diffondevano i dati  resi noti da Cerved Group : ne4ll’anno che si èchiuso oltre 100 mila imprese hanno dovuto chiudere i battenti nei vari settori produttivi

A Milano manifestano i “caschetti gialli”

Alla Giornata  della collera hanno preso parte oltre  diecimila persone, intervenute in rappresentanza delle imprese, degli operatori e dei professionisti dell’intera filiera delle costruzioni. L ‘intera Piazza Affari è stata “ricoperta” da caschetti gialli.
Le associazioni promotrici della manifestazione in una nota hanno il significato della manifestazione,”un’occasione per dichiarare la volontà di fermare un inaccettabile declino e per rilanciare –prosegue la nota- che una domanda aggiuntiva di 1 miliardo di euro nelle costruzioni genera una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di 3.374 milioni di euro e un aumento di 17.000 occupati”.  In un”Manifesto”  il mondo delle costruzioni ha rivolto un ulteriore appello alla classe politica invitandola a trasformare le istanze del settore in concrete e rapide azioni e provvedimenti legislativi.

Squinzi. Lo stato d’animo delle imprese non è benevolo

“Questa e’ una giornata in cui le imprese fanno sentire il loro stato d’animo, che non può essere benevolo”. Ad affermarlo è stato il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervenendo  via telefono alla manifestazione . “ Non si può non capire lo stato d’animo degli imprenditori- ha proseguito ,  tenendo presente che a situazione di crisi del nostro Paese ha bruciato miliardi di euro di Pil, siamo retrocessi di otto punti rispetto al 2007, abbiamo perso il 25% delle attività manifatturiere e tornati indietro di anni per quanto riguarda il reddito pro-capite”. I numeri descrivono   ancor più delle parole la situazione:Tra il 2008 e il 2012 il settore delle costruzioni ha perso il 26% in termini reali di produzione, pari a circa 43 miliardi di euro. Dalla fine del 2009, ben 40.000 imprese hanno già chiuso mentre moltissime si avviano a farlo per chiusura o fallimento.
A fine 2013 il settore delle costruzioni vedrà ridursi di circa il 30% gli investimenti in 6 anni,.
In sofferenza tutti i comparti, con la produzione di nuove abitazioni, che dal 2008 al 2013 farà segnare meno 54,2%, all’edilizia non residenziale privata, che vede già una riduzione del 31,6%, alle opere pubbliche, cadute del 42,9%.

Cerved. Nel 2012 il più alto numero di fallimenti del decennio

Secondo i dati diffusi da Cerved Group quello che si è appena chiuso è stato un anno nerissimo.
12 mila fallimenti, 2 mila procedure non fallimentari e 90 mila liquidazioni: oltre 104 mila imprese sono entrate in crisi o hanno dovuto chiudere i battenti, un valore che supera del 2,2% quello registrato nel 2011.
Da notare come questi dati siano accompagnati da un vero e proprio boom delle nuove forme di concordato preventivo, introdotte dalla riforma entrata in vigore a settembre.
Secondo le stime del Cerved nel solo quarto trimestre dell’anno sarebbero state presentate circa 1.000 domande, soprattutto nella forma del concordato con riserva.
”Il picco toccato dai fallimenti nel 2012 – ha commentato Gianandrea De Bernardis, a.d. di Cerved Group – supera del 64% il valore registrato nel 2008, l’ultimo anno pre-crisi.
Sono stati superati anche i livelli pre 2007, quando i tribunali potevano dichiarare un fallimento anche per aziende di dimensioni microscopiche”.

 

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