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ROMA – Ha ragione Pier Luigi Bersani, quando dice “Berlusconi ci lascia una catastrofe etica e morale”. Su questo non ci sono dubbi, specie in un clima elettorale come questo diventato talvolta irrespirabile, altre esacerbante, costellato da vicende inquietanti tra arresti per corruzione e buggere smentite dell’ultimo minuto.

Come quella lanciata oggi dal Cavaliere sulle bustarelle di ieri. Insomma, ci risiamo. Come al solito, come pensa Berlusconi, qualcuno deve aver travisato le sue esternazioni. “Non ho mai legittimato le tangenti”, ha detto.
Insomma, le vicende giudiziarie di questi giorni s’intrecciano indissolubilmente con gli ultimi scampoli di una campagna elettorale che si potrebbe definire rovente. Prima il lancio delle monetine stile Craxi all’ex numero uno del Monte dei Paschi, Mussari, ascoltato oggi alla Procura di Siena. Poi la strenua difesa dal carcere del presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi che dice di non aver mai saputo nulla di affari illeciti. Strano a dirsi. Probabilmente, come la storia insegna questi presidenti, siano essi di un’azienda pubblica o di una regione, una volta eletti nei posti di comando vengono sottoposti a un letargo farmacologico. E, infatti,  quando si risvegliano è sempre troppo tardi, perchè “er batman” di turno ha già fatto man bassa e loro cadono dalle nuvole.

Intanto il centro destra tenta i soliti attacchi al centro sinistra e lo fa con l’unico modo che conosce. Tira in ballo Monti e Vendola e grida all’inciucio, all’incoerenza tra formazioni politiche nel tentativo di mettere zizzania. Tuttavia il giochetto è vecchio e per questo è facile svelare il trucco. Persino chi la politica la mastica appena non cade più nella rete dell’inganno populista. Il segretario del Pd, infatti, l’ha detto e ripetuto più volte che qualunque alleato presente o futuro dovrà adattarsi al  programma politico del Pd. “Il problema è un altro”, dice Bersani, che alla fine sintetizza la questione con una delle sue metafore: “Uno che non vede qual è il problema e continua a chiedere quanti metri di distanza ci sono tra me e Monti, e cosa facciamo con Vendola, non vede che il problema è la disaffezione micidiale rispetto alla politica. È come non vedere la mucca nel corridoio.” Infine, sempre oggi,  il segretario del Pd si è detto fermamente convinto: “Noi vinceremo sia alla Camera che al Senato, ne sono sicuro. Non penso che ci sia la possibilità di una grande coalizione alla tedesca”. A dar man forte a Bersani arriva l’intervento inaspettato di Matteo Renzi: “Non faremo fare a Bersani la fine di Prodi: lavoreremo perchè duri 5 anni e non ci siano divisioni. Abbiamo già litigato abbastanza per far pagare ancora agli italiani le nostre dispute e le nostre scaramucce”. E poi: “il segretario del Pd  sarà il presidente del Consiglio e gli staremo sotto perchè avrà il dovere di governare una maggioranza seria, perchè è l’unico che corre per cambiare l’Italia, mentre gli altri hanno come obiettivo  di non farlo vincere per poi fare l’inciucio o l’accordicchio”. Insomma, il centro destra si metta l’anima in pace.

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