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Ancora su ambiente, lavoro ed elezioni

ROMA – Riprendo la questione, sollecitato anche da uno degli ultimi interventi di Claudio Falasca “L’ambiente è lavoro: un voto per il futuro”. E’ vero che, in questa brutta campagna elettorale, si è assistito a molteplici appelli, alle forze politiche e ai candidati, per impegni precisi, non genericamente sulle questioni ambientali e le occasioni di lavoro qualificato che ne potrebbero derivare, ma per una diversa idea di sviluppo ( ambiente, territorio, energia, mobilità…).

“Per la qualità, e non solo per la quantità, dello sviluppo, condizione imprescindibile per delineare una diversa via di uscita dalle crisi (economiche, occupazionali, ambientali, climatiche) che stiamo attraversando”. (tra gli altri appelli ricordati, cito anche quello di queste tre associazioni  http://www.oltreilnucleare.it/images/pdf/apex.pdf .
Se è usuale che in tempo di elezioni i vari soggetti sociali chiedano impegni sui loro interessi specifici, a coloro che dovrebbero diventare i loro rappresentanti, in questo caso siamo di fronte ad un salto  di qualità: associazioni sociali, ambientaliste, di consumatori, ma anche sindacati e associazioni di imprese, non presentano semplicemente richieste specifiche e “corporative”, ma una idea complessiva,  che va anche oltre i loro interessi immediati.
Un idea complessiva di sviluppo e di società che purtroppo spesso manca nei programmi e nelle proposte politiche che si confrontano alle elezioni.
Mi limito alla questione energetica. La bozza di Strategia Energetica Nazionale (SEN), predisposta da Monti e Passera e sostenuta dai grandi produttori energetici convenzionali, è una ipotesi vecchia, ancora tutta dentro la centralità delle fonti fossili, che penalizza le fonti rinnovabili. Si veda in particolare l’idea della ripresa delle trivellazioni sui  nostri territori e mari per la ricerca di idrocarburi e quella insostenibile, ambientalmente ed economicamente, di fare dell’Italia l’hub del gas per l’Europa.
In Europa sta succedendo tutt’altro, non solo per le direttive e le roadmap comunitarie. Prendiamo il caso della Danimarca che è il primo paese al mondo, i termini procapite, nell’impiego dell’eolico, della generazione distribuita e del teleriscaldamento da cogenerazione.  Il governo danese intende arrivare entro il 2020 al 50% di energia elettrica prodotta dal vento, e oggi, invece di puntare sul gas metano come fonte di transizione, i danesi hanno deciso di proibire gradualmente l’installazione di nuove caldaie a combustibile fossile, metano compreso.
Per tornare ai programmi elettorali italiani, salvo rare eccezioni, non si sono sentite molte critiche alla  ipotesi di Strategia Energetica Nazionale, e da varie parti si ipotizza che questa debba essere un punto fermo, comunque vadano le elezioni. Tant’è che autorevoli candidati, anche di schieramenti opposti, continuano ad attaccare le fonti rinnovabili.
Credo che oggi, oltre ad auspicare che in Parlamento sia rappresentata una maggioranza di quante più forze e rappresentanti che si pongono sul serio l’idea di uno sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile, sia assolutamente necessario organizzarsi far pesare anche dopo le elezioni quella parte del paese che non solo auspica, ma si muove concretamente in questa direzione.
Le incalzanti sollecitazioni alla politica, che provengono dalla società civile in questo periodo, possono trasformarsi in un movimento che pesi e costruisca la transizione verso un altro modello di sviluppo.

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