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Il centrosinistra manca l’obiettivo. Governabilità a rischio

ROMA – La  coalizione di centrosinistra ha mancato l’obiettivo. La svolta “storica” non c’è stata.  Al Senato ha perduto in regioni molto importanti, dalla Lombardia alla Campania, dalla Puglia  alla Sicilia.  I pronostici, i sondaggi, davano risultati diversi.

Ma le elezioni si vincono nelle urne e bisogna combattere fino alla fine. Forse ci si è fermati troppo presto, quando  sono state effettuate le primarie, certo un grande fatto democratico, tre milioni di persone coinvolte, ma  i problemi drammatici di questo paese non scomparivano , la disoccupazione cresceva, sempre più famiglie non arrivavano alla fine del mese, cresceva la povertà, sotto attacco i diritti dei lavoratori.

Il Pd  ad una prima sommaria analisi dei risultati del   Senato ha  ceduto voti a Grillo, non ha intercettato, pur con proposte positive l’inquietudine, la rabbia anche, di fasce importanti della popolazione, in primo luogo di chi ha pagato di più per la crisi del Paese. Possiamo dire che  si è venduta la pelle dell’orso prima di averlo cacciato.  Ovviamente non spetta a noi cronisti fare i grilli parlanti, ce ne è già uno ed è sufficiente, ma il Pd dovrà subito fare un severo esame di coscienza, per riprendere il cammino ed affrontare la situazione, una ingovernabilità che può portare il Paese dentro quel baratro  sul cui  ciglio eravamo rimasti.  Il voto del Senato dove ha prevalso in termini numerici la coalizione di centro sinistra  seppur di poco, non cambia la situazione. Certo è un un fatto importante, ma la maggioranza è comunque impossibile. Importante anche se cpme sembra la coalizione di cs ottiene  la maggioranza alla  Camera, un voto in più la assicura. Potrebbe tenere in  pugno il pallino, a Bersani potrebbe essere affidato il mandato di formare il governo ma   la partita sarebbe  ai limiti dell’impossibile.  

Il fallimento del trio Monti, Fini, Casini

Fa specie, in questa situazione, sentire Ingroia,  rivendicare i merito della “sua “ Rivoluzione civile” che, dice lui, avrebbe ottenuto un risultato soddisfacente. Sembra di sentire i montiani i quali nascondono il loro fallimento dietro il fatto che si trattava di una lista neonata. Invece ha avuto uguale destino, certo su tutt’altro versante. Monti che si era proposto di diventare l’ago della bilancia, non esiste né la destra, né la sinistra, un colpo al cerchio e uno alla botte in alleanza con Udc e Fli, che certo non potevano definirsi  il nuovo. Torna in primo piano Berlusconi, ha recuperato un po’ di voti, toccando il 20% a forza di promesse, di comparsate nelle televisioni pubbliche e private.  Non è davvero la rimonta di cui ha parlato più volte. Ma chi vince, non c’è dubbio, non ci sono ma o se, è il movimento 5 Stelle. Grillo non ha indicato soluzioni, non ha chiesto voti per fare qualcosa ma contro. Ha intercettato la rabbia, la protesta indirizzandola contro l’Europa, contro l’euro, lui il nuovo, garantiva che sfasciava tutto, che avrebbe mandato a casa chi a suo dire era responsabile della crisi, della disoccupazione, del fatto che le famiglie non arrivano alla fine del mese. Ha individuato i due maggiori responsabili nel governo Monti e nel Partito democratico che lo ha sostenuto, con lealtà mentre il cavaliere che ha votato tutti i provvedimenti del governo  cambiava le carte in regola e sparava a zero contro il professore. Il  cavaliere è capace di tutto, anche di rinnegare quello che ha fatto un minuto prima.  Uno sdoppiamento di personalità, una faccia tosta inarrivabile che gli ha consentito di  riprendersi cinque o sei punti percentuali.

Berlusconi ha solo salvato la pelle

Certo è ben lontano da quel 38 e passa per cento delle precedenti elezioni politiche ma  porta a casa numeri che rendono ingovernabile questo Paese, di fatto, ha dato un lasciapassare  a Grillo  Ha salvato le pelle a scapito del suo alleato Leghista cui ha drenato voti specie in Veneto dove ha poi vinto  Grillo. Ha respinto anche l’offensiva di Monti che sperava di  svuotargli il serbatoi di voti che gli restavano. Ha promesso condoni  tombali, condoni immobiliari, fiscali, via le tasse. In alcune regioni del Sud, in particolare, ma anche nel Nord,  ne attendevano il ritorno, aspettavano i condoni., Silvio il salvatore. E così è stato. Lui puntava alla ingovernabilità e l’ha ottenuta. Non poteva consentire che il centrosinistra andasse al governo del Paese per affrontare insieme a provvedimenti per il lavoro, l’uguaglianza, il conflitto di interessi, la corruzione che si è annidata nei meandri della nostra società, corrotti in grande e corrotti in piccolo. In questo modo, anche se tre processi  contro di lui sono in dirittura d’arrivo, ha tentata di passare la nottata e c’è riuscito. In questa situazione ha sguazzato Grillo. Ha evitato di passare per i teatrini televisivi,  lo spettacolo l’ha fato dal vivo. Non ha consentito ad alcuno di fargli domande. Ma i suoi elettori non volevano risposte,  quelle piazze piene che sono state riprese  dalle tv ogni giorno, senza che il giornalista avesse la possibilità di un qualche intervento,volevano solo “sentire” che qualcuno aveva in corpo la loro medesima rabbia,la  loro medesima disperazione.

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