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In Russia. ‘Putin’s Kiss’ e i giovani Nashi. Recensione. Trailer

ROMA – Protagonista del secondo appuntamento con la rassegna “In Russia”, in programmazione alla Casa del cinema di Roma, è il docu-film ‘Putin’s Kiss’ diretto da Lise Birk Pedersen.

Prodotto nel 2012 in Russia, questo lungometraggio racconta la storia di Masha, ragazza di 19 anni portavoce del movimento giovanile ‘Nashi’, sostenitore del governo di Vladimir Putin e nato con l’obiettivo di “proteggere” il potere dai dissidenti.  
Il documentario, realizzato grazie alle testimonianze di Masha e del giornalista dissidente Oleg Kashin, nasceva in realtà – secondo le parole della regista – con tutt’altro scopo: quello di raccontare su quali radici poggia questo amore incondizionato da parte dei giovani membri dei ‘Nashi’ nei confronti di Putin. Per raggiungere l’obiettivo, Pedersen comincia a filmare la vita di una di loro, Masha per l’appunto. «Non riuscivo a capire come i giovani potessero amare così profondamente Putin – racconta la regista – Finché non ho incontrato Masha. A soli 19 anni incarnava l’emblema della perfetta russa: membro e portavoce del movimento giovanile, già indipendente con un appartamento tutto suo nel cuore della capitale, una macchina e perfino un programma televisivo di cui era la conduttrice».
Tuttavia, nel corso della sua realizzazione, il docu-film ha cambiato rotta, concentrando il suo focus intorno al viaggio interiore compiuto da Masha, “nata” e cresciuta all’interno dei ‘Nashi’, e progressivamente portata a distaccarsi da loro, dopo aver scoperto le sfaccettature più estremiste e anti-sociali del movimento.
Durante la realizzazione del docu-film, Masha comincia a frequentare infatti alcuni dissidenti, tra cui il giornalista Oleg Kashin, che paragona i ‘Nashi’ all’organizzazione della ‘Gioventù Hitleriana’. Pedersen continua a seguire, con maggior curiosità, la vita della ragazza, non sapendo se questo incontro potesse avere ripercussioni sulla sua posizione all’interno del movimento. «All’inizio Masha era perplessa se raccontarmi o meno delle sue nuove amicizie. Sapeva che, come membro dei ‘Nashi’, frequentare certe persone sarebbe stato considerato un comportamento “sbagliato” ed inconsciamente avrebbe voluto tenerlo segreto», racconta la regista.
La vita di Masha cambierà definitivamente quando Oleg, profondamente critico nei confronti del governo di Putin, viene picchiato a sangue da “ignoti” e ricoverato in ospedale in gravissime condizioni. L’avvenimento è scioccante: tanto per la regista quanto per Masha, che decide di lasciare i ‘Nashi’ senza però mai legare la decisione presa a quanto successo ad Oleg.  
‘Putin’s Kiss’ ha vinto il Nordisk Panorama Film Festival 2012 come miglior documentario per i fatti citati; il Danish TV Awards 2012 come miglior documentario e il Sundance Film Festival 2012. Non ha avuto alcuna distribuzione in Russia, ma è stato visto sul web da 50.000 persone che vivono nel paese.  

Putin’s kiss   – trailer

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