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Niente corteggiamento ai grillini. Ognuno si prenda la sua responsabilità

ROMA – Si è chiusa anche oggi una lunghissima giornata politica. Dopo nove ore  è terminata la direzione del partito democratico, durante la quale Pier Luigi Bersani ha rilanciato gli otto punti programmatici della sua agenda politica. E’ questa la carta che il segretario ha giocato ufficialmente oggi dopo il risultato incerto delle elezioni del 24 e 25 febbraio scorso. Mossa che ha incassato la fiducia unanime della maggioranza del partito visto l’ampia condivisione  giunta dai presenti. Tuttavia nel dibattito in alcuni interventi si è messo in luce , da parte di alcuni “renziani” e “ veltroniani” che «andare al voto anticipato senza una nuova legge elettorale potrebbe  essere un suicidio politico. Ma  anche chi ha  espresso questi dubbi ha sottolineato che  nei prossimi mesi ci sono temi troppo delicati dal punto di vista economico e sociale per essere affrontati da un governo tecnico. Matteo Renzi, invece, non ha voluto sbilanciarsi, tant’è che non è neppure intervenuto ed ha lasciato l’incontro prima della fine dei lavori.

Bersani ha rilanciato, quindi, la sua sfida di cambiamento, con 8 punti da sottoporre al Parlamento nel caso in cui incassi il mandato da parte del Capo dello Stato, che inizierà le consultazioni il prossimo 15 marzo. Due sono i tasselli a cui punta Bersani. Il primo guarda verso i grillini senza corteggiamenti, ma con senso di responsabilità verso le sorti del paese, l’altro punta sulla fine della gabbia di austerità a cui sono sottoposti i cittadini e la riforma dei costi della politica.
Punti a cui sarà difficile anche per il M5S voltare le spalle.

“Qui si apre un bivio non solo per le prossime settimane, siamo in una crisi che non finisce domani mattina, una crisi economica e di criticità dmeocratica che sarà ancora lunga, non è scoglio, è una transizone, perciò le scelte devono seminare anche per il futuro”, ha sottolineato Bersani. “Mentre nessuno ne parla più i problemi del paese non sono leniti – ha ricordato -: occupazione, redditi, imprese che saltano, impoverimento del ceto medio, sono lì, e il quadro politico uscito dalle elezioni, finiti i primi effetti di novità, rischia di non essere in grado di recuperare la fiducia, perciò è urgente una fase incisiva che dia il segno che cambia davvero qualcosa, senza balbettare o partecipare al balletto delle ipotesi, dobbiamo dire linermente, pubblicamente qual è la nostra indicazione”.
E poi: ” La governabilità è difficile, alla luce dei risultati elettorali, ma tocca al Pd e al centro sinistra fare  una proposta,  anche perché  gli altri non possono offrire di meglio”.
“Non sarebbe stato saggio nelle condizioni date se avessimo deciso di star zitti e aspettare il lungo iter del percosso istituzionale. L’opinione pubblica, i nostri elettori hanno bisogno di un punto di presidio, di un’iniziativa, ora si apre un percorso istituzionale e noi abbiamo piena fiducia nella saggezza del presidente della Repubblica Napolitano, che ha davanti un compito difficile e al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà”.

E poi sulla possibilità di esecutivi non elettorali Bersani precisa: “Lo so che c’è mezzo mondo che pensa a ipotesi B, ma a questo mezzo mondo noi diciamo ‘non è che nelle vostre fantasie noi scompariamo?’. Noi abbiamo il triplo dei deputati di Grillo e il doppio della destra. E quindi si discute e si briga. Questo Paese non ha bisogno di altre paludi e paralisi sarebbe come mettere dei coperchi su una pentola a pressione che rischia di esplodere”.
Infine Bersani chiude ogni possibilità al Pdl: “La direzione Pd ha esaminato solo una  ipotesi A, dopodiché c’è il presidente della Repubblica che ha delle prerogative e il Pd  valuterà  ciò che dirà il capo dello Stato, ma di sicuro non è pensabile un governo col Pdl”. Nel frattempo si attende il14 marzo, giorno in cui si terrà la riunione dei parlamentari eletti.  “Appena avremo chiaro il calendario,  fisseremo l’assemblea anche per la convocazione ordinaria del congresso”, così chiude Bersani la direzione nazionale.

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