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ROMA – Il peso dell’Italia di ieri, oggi somiglia a quello di un macigno. Lo sa benissimo Giorgio Napolitano, che tra il risultato incerto delleelezioni e le schegge impazzite che orbitano nell’universo della politica italiana, toccherà a lui dover rimettere in pace la situazione, o meglio renderla accettabile nel rispetto della Carta Costituzionale.

Oggi nel suo intervento all’Accademia dei Lincei per la commemorazione di Rita Levi Montalcini, non è riuscito a nascondere le tensioni che percorrono in lungo e in largo questo Paese. Ha dovuto persino declinare l’invito del Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, alla Conferenza dei Presidenti dei gruppi prevista per il prossimo 13 marzo a Strasburgo, dove Napolitano avrebbe dovuto prendere la parola all’Assemblea. Una scelta obbligata,  considerando la complessità  dell’iter di formazione di un nuovo governo che spetta al Capo dello Stato.

Una situazione davvero incerta in cui alcuni pensano che alla fine dovrà essere proprio il Capo dello Stato a mettere in piedi un governo con l’intento di far passare le necessarie leggi, tra cui quella elettorale, per indire poi nuove elezioni. Sarebbe una delle possibilità,  anche se fonti del Quirinale ribadiscono che è inutile fare ipotesi su quanto scaturirà dalle imminenti consultazioni. Tutto è ancora possibile, tutto è ancora da fare. Anche perchè i protagonisti e i potenziali alleati tra loro si guardano a distanza, le aperture si sprecano, tra porte spalancate e poi sbattute in faccia spesso con una violenza verbale inaudita. Fortunatamente Giorgio Napolitano è sempreal suo posto, fermo e deciso a garantire il ruolo istituzionale che gli compete. “Cercherò di fare del mio meglio, anche se a volte nella nebbia si fatica”, ha detto il Capo dello Stato.  E infine oggi Napolitano ha colto l’opportunità di riaffermare per l’ennesima volta  che lui non ha alcuna intenzione di essere riconfermato al Colle, e che resterà fedele al mandato fino alla fine del settennato. “Alla vigilia della conclusione del mio mandato voglio sottolineare come la conclusione corrisponda pienamente alla concezione dei padri costituenti della figura del Presidente della Repubblica. E rientra anche nel ricambio delle generazioni. E sia chiaro che farò quello che devo fare fino all’ultimo giorno.”
Parole sagge che tuttavia non cambiano di una virgola la scottante situazione politica: “siamo nelle nebbie“, come ha detto il Presidente della Repubblica. Nebbie che non vogliono diradarsi fino a quando non emergerà un accordo politico che dia seguito a una sicura fiducia al governo che ha vinto, ovvero il partito democratico. Se a Montecitorio il centrosinistra ha da solo i numeri, al Senato sarà obbligatorio un accordo. Lì si delineeranno, probabilmente, i primi assetti. Forse saranno le prove generali per le consultazioni. Ma non è detto che usciremo dalle nebbie.
La strada è lunga e costellata ancora da molti punti interrogativi.  Non è detto che l’Italia con un colpo di reni riesca a superare anche questo momento drammatico. Un pizzico di ottimismo non guasta.

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