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Il calo dello spread concede una brillante seduta a Piazza Affari

TRIESTE – Dopo un avvio di settimana in rosso, appesantita e condizionata dalle altalenanti prestazioni di un comparto bancario sul quale grava l’incertezza politica riguardo al futuro del nostro Paese, espressa in termini di rendimento dei titoli di Stato e quindi dello spread, Piazza Affari e le principali Borse europee hanno chiuso in forte rialzo l’ultima seduta di quest’ottava.

A livello macroeconomico il calo, in particolare in Francia ed in Italia, dell’indice PMI dei servizi, che sintetizza l’andamento dei settori manifatturiero e terziario, indica che l’economia del Vecchio Continente rimane in contrazione, anche se il dato delle vendite al dettaglio è risultato essere superiore alle attese degli analisti: non fa specie dunque che l’Eurostat abbia rilevato una flessione del PIL (Prodotto Interno Lordo) dello 0,6% su base trimestrale e dello 0,9% su quella annuale, confermando così le indicazioni preliminari diffuse nelle scorse settimane.
A fronte di simili premesse le riunioni di mercoledì della BCE (Banca Centrale Europea) e della Bank of England si sono ragionevolmente concluse senza sorprese, confermando i rispettivi tassi di riferimento allo 0,75% per la zona Euro ed allo 0,50% per la Banca Centrale d’Inghilterra.

Nel corso della consueta conferenza stampa a commento delle decisioni di politica monetaria il numero uno dell’istituto, Mario Draghi, ha precisato che la politica economica europea resterà accomodante anche nei prossimi mesi, sottolineando che comunque il tasso di cambio non è un obiettivo della banca centrale. Il banchiere ha inoltre affermato che le recenti elezioni politiche italiane non mineranno la stabilità della zona euro in quanto le riforme fiscali promosse dal governo Monti dovrebbero procedere in automatico, aggiungendo poi che il percorso intrapreso dal nostro Paese negli ultimi mesi ha ridato fiducia ai mercati finanziari.
A spingere in territorio positivo Milano (FTSE Mib +1,61%, FTSE Italia All-Share +1,51%), ignorando persino la decisione dell’agenzia DBRS di tagliare di un livello il rating sul debito sovrano dell’Italia, portato da “A” ad “A low”, e le altre Borse europee (Francoforte +0,59%, Londra +0,69%, Parigi +1,22%) le buone indicazioni arrivate da più parti del mondo: dopo la chiusura di ieri di Wall Street con l’indice Dow Jones che ha registrato un nuovo record a quota 14.354,69 punti, la Cina ha annotato un attivo della bilancia commerciale mentre il Giappone, grazie anche a un nuovo calo dello yen sul dollaro ed alle attese degli investitori di un prossimo ulteriore allentamento monetario da parte della Banca del Giappone, è uscito dalla recessione portando Tokyo ai massimi dal 10 settembre 2008.
Mentre a Piazza Affari brillano Telecom (+3,29%), in netto miglioramento rispetto alle perdite dell’anno scorso, Unicredit (+2,5%), sul possibile buy-back (riacquisto) del prestito convertibile risultato essenziale nel 2009 per evitare di ricorrere agli aiuti di Stato e Fiat (+4,53%), protagonista anche di uno stop per eccesso di rialzo, sul fronte del debito sovrano abbiamo registrato una contrazione dello spread tra il BTP ed il Bund con scadenza a dieci anni.
La differenza di rendimento tra il titolo italiano (Btp novembre 2022) e quello tedesco è scesa a 307 punti base dopo aver oscillato nel corso della giornata tra i 299 e i 313 punti, mantenendo il tasso del decennale sotto al 4,6%; praticamente invariato lo spread tra il Btp e il Bund tedesco con scadenza a due anni, attestatosi a 170 punti, con un rendimento sotto l’1,8%.

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