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La pagella ambiente dell’OCSE: l’Italia bocciata in strategia per la crescita verde

ROMA – L’OCSE ha presentato venerdì 8 marzo il suo Rapporto decennale sulla performance ambientale dell’Italia. Dalla valutazione dell’OCSE risulta che il limite più grave che ascrive alle politiche del  nostro Paese è l’assenza di una strategia di crescita verde al fine di contrastare la crisi economica e  assicurare che le ricchezze naturali continuino a fornire le risorse e i servizi ecosistemici da cui dipende una crescita economica sostenibile.

Secondo l’organizzazione internazionale il fatto che all’ambiente sia stata assegnata una priorità relativamente bassa nella maggior parte dell’ultimo decennio non ha contribuito a sostenere l’impegno preso dall’Italia per lo sviluppo di un quadro più coerente, efficiente ed efficace per lo sviluppo sostenibile.  Questo malgrado che i settori produttivi più legati all’economia verde siano stati quelli che meglio hanno reagito agli effetti della crisi in termini di fatturato, competitività e occupazione
Da un punto di vista economico, a giudizio dell’OCSE, le attuali politiche ambientali non creano un contesto stabile e favorevole agli investimenti, generano inutili costi amministrativi e creano un contesto disomogeneo per le attività imprenditoriali. Per superare questi limiti è indispensabile sviluppare una chiara visione strategica della politica ambientale che sia direttamente correlata agli obiettivi generali in campo economico e sociale.
A supporto di questa valutazione, oltre ai limiti di strategia politica,  l’OCSE chiama in causa  anche il progressivo depotenziamento del ruolo del Ministero dell’ambiente e l’ininfluenza della  Commissione per lo sviluppo sostenibile del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica. 

Denuncia come lo stesso processo di decentramento dei poteri ha creato non poche ambiguità sul rispettivo ruolo dei livelli di governo nazionali e regionali e ha contribuito ad incrementare le lacune e le incoerenze nel recepimento delle direttive ambientali comunitarie. Ne sono emersi approcci diversi, a volte incoerenti, in parte dovuti al ritardo con cui le autorità nazionali hanno definito alcune politiche quadro in materia ambientale. Ciò ha anche limitato l’efficacia e l’efficienza delle politiche nazionali in alcuni campi, ad esempio per quanto riguarda le politiche per la gestione dei rifiuti e quelle legate al clima. Di conseguenza, la politica ambientale italiana è stata caratterizzata da frammentazione e la sua formulazione è stata dettata soprattutto dall’emergenza, con un orizzonte temporale di breve termine.
Anche sul contrasto alle ecomafie, malgrado misure significative adottate, viene ravvisata la necessità di un ulteriore impegno, in particolare per il controllo del traffico e dello smaltimento illecito di rifiuti e per le attività edilizie illegali. 

Sempre secondo l’OCSE è necessario coinvolgere più attivamente il pubblico e i mass-media negli sforzi volti a promuovere una crescita verde.  Tuttavia, sottolinea, malgrado l’Italia sia stata tra i primi paesi a ratificare la convenzione di Aarhus nel 2001 su informazione e partecipazione dei cittadini, il dialogo con le parti sociali è sempre caratterizzato da frammentazione e radicalizzazione ed è spesso limitato a casi di emergenza o a progetti di vasta portata. Molti conflitti durano da lungo tempo, spesso perché il pubblico non è stato coinvolto nella fase di progettazione preliminare oppure perché non sono state sufficientemente  prese in considerazione soluzioni alternative.
Rimane, dunque, a parere dell’OCSE, ancora molto da fare per dare più spazio alle tematiche ambientali nelle strategie per lo sviluppo.
E’ auspicabile che questa prima conclusione dell’Organizzazione Internazionale non venga lasciata cadere. L’assunzione della Green economy tra le otto priorità  per la costituzione del Governo da parte del Partito Democratico fanno ben sperare. La prima occasione per una scelta di portata strategica sarà il prossimo Consiglio Europeo di primavera dove andranno assunte decisioni importanti per il contrasto alla crisi e sulla crescita. La  partecipazione dell’Italia con mandato politico pieno è una occasione straordinaria per spingere l’Unione Europea ad assumere decisioni a favore di una strategia di economia verde di lungo termine.

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