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200 euro al mese per fare la donna delle pulizie. Storia di ordinaria italianità

ROMA – Il passo verso il baratro è spesso più vicino di quanto lo si possa immaginare, specie in questi periodi bui. La storia di Paola è un pugno sullo stomaco, fa riflettere, fa indignare. L’unica cosa che emerge è sempre la stessa, ovvero che in questo Paese lo stato di diritto non c’è. Anzi, la stessa parola non evoca nulla.

E’ una storia come tante, quella di Paola, una di quelle in cui la crisi economica implacabile ha bussato alla sua porta.

“Non abbiamo bisogno”. “E’ troppo vecchia”. Lasci pure la domanda, ma alla sua età sarà difficile che venga richiamata”. “Cerchiamo personale giovane”. “Solo laureati”. “Lei non ha esperienza”. “Non è titolata a fare questo genere di mansione”.
Queste sono solo alcune tra le tante risposte che Paola ha ricevuto dai  datori di lavoro ai quali si era rivolta in cerca di una nuova occupazione.
 
Non si sarebbe mai immaginata a 45 anni di dover cancellare in così poco tempo anni e anni di lavoro, di sacrifici, di piccole grandi speranze.
L’azienda dove lavorava  sembrava solida, inattaccabile dallo spietata crisi economica di cui tanto si parla.
Chi se lo sarebbe mai aspettato. Invece è arrivato il crollo. Inesorabile. Prima la cassa integrazione, poi la mobilità e infine tutti a casa con un pugno di promesse in mano che spesso si sono rivelate l’unica scappatoia senza futuro e  senza speranze.
Lei  figli non ne ha potuti avere, non se li è potuti permettere quando avrebbe potuto. Prima voleva comprare la casa, sistemarsi, dare un minimo di sicurezza alla sua famiglia per non dover chiedere nulla a nessuno.  Aveva anche un marito Paola, che però  dopo quattro anni di agonie tra letti di ospedale e visite specialistiche non ce l’ha fatta. La malattia l’ha divorato e se l’è portato via pochi giorni prima che lei perdesse definitivamente l’unico lavoro che aveva.

Paola però non si è arresa, ha lottato con se stessa perchè non voleva darsi per vinta. Così si è rimessa in gioco, non si è persa d’animo, non si è rassegnata all’idea che tutto quello che lei aveva costruito si fosse sgretolato. Niente affatto. Con un diploma di ragioneria, un’esperienza decennale da contabile e un mutuo alle spalle di 750 euro  si è rimboccata le maniche, si è rimessa in gioco per cercare un lavoro: qualsiasi lavoro, anche Il lavoro non c’è, non esiste, è una chimera a cui molti non si vogliono arrendere, perchè a fine mese c’è il mutuo, ci sono le bollette, c’è l’abbonamento del tram, la spesa per mangiare se il lavoro non c’è, non esiste, è una chimera a cui molti non si vogliono arrendere, perchè a fine mese c’è il mutuo da onorare, ci sono le bollette da pagare, c’è l’abbonamento del tram, la spesa da comprare. Paola alla fine le ha provate davvero tutte. Porte sbattute in faccia, colloqui su colloqui senza esiti positivi, spesso senza neppure ricevere una risposta a distanza di giorni.
Un mondo davvero spietato quello del lavoro che non c’è.
Alla fine qualcosa è apparso all’orizzonte: un lavoro, un lavoro vero. Al solo pensiero di pronunciare la parola sembrava un sogno per Paola. Una seconda occasione per riprendersi quel pezzetto di dignità perduta, senza dover ricorrere ogni mese con la testa bassa ad amici e parenti per racimolare qualche euro. Una vita che non è vita.

“5 euro l’ora per 10 ore alla settimana”, ovvero 200 euro al mese per fare le pulizie in uno stabile al centro. Questo è quello che passa il convento. Contando che con la spesa per i mezzi per raggiungere il posto di lavoro è di circa 45 euro, il guadagno netto è di 155 euro al mese. Un affare d’oro, direbbero i più ottimisti. Nient’affatto, perchè il vero problema resta, e non è solo quello di riuscire a  trovare un posto lavoro, ma anche quello di poter sopravvivere con un salario dignitoso. E questo non succede mai.

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