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Torna la logica dei grandi eventi?

ROMA – Secondo quanto riportato dall’AGI in data 13 marzo, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la delibera del Governo con il quale il Capo Dipartimento della Protezione civile, commissario delegato per l’emergenza ambientale in relazione al naufragio della nave da crociera Costa Concordia, nel territorio del Comune dell’Isola del Giglio, è autorizzato, previa verifica della fattibilità e della convenienza dell’operazione in accordo con i Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti, ad adottare tutti i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave da crociera Costa Concordia presso il porto di Piombino per lo smantellamento, in raccordo con i Ministeri interessati ed utilizzando le risorse già stanziate ed effettivamente disponibili.

Il Ministro dell’Ambiente (uscente) Clini si è affrettato a “twittare” che: “Secondo le direttive europee la Concordia è un rifiuto, e quindi va portata nel sito più vicino, Piombino, bonificata e smaltita”. Il messaggio è la risposta ad alcune prese di posizione, in particolare da parte di tre parlamentari del PD, Anzaldi, Gelli e Marcucci, che hanno sollevato obiezioni di merito e di metodo. Nel merito, “Per poter portare il relitto della Concordia a Piombino occorrono ingenti lavori di adeguamento del porto, che potrebbero durare circa un anno. L’adeguamento di Piombino comporta, inoltre, altissimi costi, si parla di circa 150 milioni di euro. Altro elemento da considerare è il rischio ambientale: scavare per 15 metri in un porto industriale come quello di Piombino significa incontrare chissà quali tipi di rifiuti.”Per quanto riguarda il metodo, “La scelta di indicare il porto di Piombino come destinazione per lo smaltimento della Costa Concordia non rientra nell’ordinaria amministrazione, ma si tratta di una scelta politica ben precisa. Il Quirinale valuti se il governo dimissionario è nella posizione di poterla prendere.”
Il Presidente della Giunta Regionale Toscana, Enrico Rossi, ha espresso invece soddisfazione per la scelta di Piombino, vista come occasione per rilanciare l’economia di quel territorio, fiaccata dalla crisi del siderurgico.
Una posizione rispettabile in sé, anche se è opinabile che siano le “grandi opere” sul porto la scelta migliore per superare la crisi di quel territorio.
A parte questa considerazione, è lecito sollevare alcune obiezioni.
Quanto alla scelta di Piombino, è utile rammentare che esistono destinazioni alternative per il relitto della “Concordia”, e che il principio di prossimità invocato dal Ministro non è stato applicato in altre situazioni. Per citare un esempio, si era progettato di inviare a Piombino i rifiuti provenienti dalle bonifiche di Bagnoli, a seguito di un apposito accordo di programma quadro sottoscritto anche dalle due amministrazioni comunali competenti, con il benestare dell’allora Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Questi rifiuti dovevano servire a riempire le casse di colmata,  ovvero una serie di casseformi in cemento armato finalizzate allo smaltimento di sedimenti e fanghi di dragaggio inquinati, provenienti, appunto, da aree sottoposte a procedure di bonifica. Casse che, una volta riempite, fungono da struttura portante per nuovi moli, nuove banchine, nuovi “waterfront”.
Inoltre, i rischi che potrebbero derivare da un percorso più lungo devono essere confrontati con i rischi derivanti dalla permanenza della nave nel porto dell’Isola del Giglio, in attesa dell’approntamento del porto di Piombino. Tutto questo, senza considerare i costi dell’operazione, alla faccia della “spending review”.
Ma, anche ammettendo che Piombino sia la migliore scelta possibile, sorgono altri interrogativi.

Punto primo: perché un Governo (uscente) decide la destinazione del relitto, dopo oltre un anno di non decisioni, e all’indomani delle elezioni che hanno rinnovato il Parlamento?
Punto secondo: perché il Governo (uscente) prende la decisione, d’intesa con la Regione Toscana, di spostare il relitto della Concordia a Piombino, ma poi “autorizza” il Dipartimento della Protezione Civile a valutare e ad attuare questa decisione, scaricando su questo Ente la responsabilità di una scelta evidentemente politica?
La Legge 100/12 ha chiarito i limiti dell’intervento di protezione civile, che si ferma alla prevenzione “non strutturale” e, in caso di evento, alle misure essenziali per mettere in sicurezza la popolazione e i beni. Niente più grandi opere, niente più grandi eventi affidati con il pretesto dell’emergenza.
Ancora una volta si utilizza lo stato di emergenza, in questo caso il disastro della Costa Concordia, per affrontare questioni che con tale emergenza nulla hanno a che vedere. Viene il sospetto che si voglia fare rientrare dalla finestra ciò che era stato cacciato dalla porta, ovvero, la logica dei “grandi eventi” e delle opere pubbliche ad essi legate, attuate in deroga a tutto. E la protezione civile, da strumento di propaganda e di raccolta del consenso, diventa il Signor Malaussène su cui riversare i malumori per scelte effettuate da altri.
Insomma, se si deve fare una politica di rilancio per Piombino, obiettivo sicuramente condivisibile, si agisca, ma non mettendo a rischio la difficile operazione di messa in sicurezza della “Costa”. E, soprattutto, la politica si assuma le proprie responsabilità, prenda le sue decisioni, e lasci fare al Dipartimento della protezione civile il suo mestiere.
Se serve una legislazione speciale per grandi eventi ed opere pubbliche urgenti, si provveda. Ma non si sovrappongano le pur legittime aspirazioni di amministratori locali e gruppi di interesse alla gestione dei disastri.
E’ una strada scellerata, che ha già prodotto danni nel recente passato, e che rimane tale, indipendentemente dal colore politico della casacca di chi la intraprende .

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