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Serve una Procura europea e una  comune lotta alle mafie

ROMA – ‘’Occorre spingere con forza per costruire un vero spazio europeo di libertà e di giustizia, con la costituzione di una Procura europea e una politica comune di lotta senza quartiere alle mafie,alla criminalità organizzata, al narcotraffico, al terrorismo e alla contraffazione’’. Lo ha affermato il vice presidente vicario del Parlamento europeo, Gianni Pittella, ricevendo oggi a Sestu in Sardegna, paese originario della poliziotta uccisa nella strage di via D’Amelio, il premio nazionale ‘’Emanuela Loi, la forza del coraggio’’ insieme ai magistrati palermitani Roberto Scarpinato e Antonino Di Matteo e alla cooperante Rossella Urru. La giuria era presieduta dal giudice Ferdinando Imposimato. ‘’Le stragi di mafia che hanno costituito un prologo insanguinato o forse addirittura aperto la strada, all’avvento della seconda Repubblica sono ancora un enorme buco nero nella nostra storia recente – ha detto Pittella – solo ora si cominciano a intravedere spiragli di luce, grazie soprattutto all’attività rigorosa e appassionata di alcuni magistrati. Per due decenni sull’attentato a Paolo Borsellino che portò al sacrificio di Manuela Loi, prima donna poliziotto vittima della mafia, è stata stesa una densa coltre di omissis e depistaggi sui veri obiettivi di quella infame strategia, sui veri mandanti, sul ruolo centrale ricoperto da servizi e uomini delle istituzioni repubblicane, che forse sarebbe semplicistico definire ‘’deviati’’. Dobbiamo al nuovo procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato e alla sua lunga battaglia come giudice anti-mafia al servizio della verità, la presentazione di un’istanza di revisione del processo sulla strage di via D’Amelio, nella quale sono stati condannati finora unicamente gli esecutori materiali. Speriamo che il suo intervento porti a un riscatto del fallimento della giustizia nel nostro paese, che dall’uccisione di Falcone e Borsellino a oggi non è riuscita ancora a dipanare compiutamente la matassa dei fili che conducono dal livello mafioso alle zone grigie della politica”

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