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Il Presidente Grasso messo alla gogna da Travaglio. E Santoro assiste. IL VIDEO

ROMA – Abbiamo provato un sentimento di ribellione e, insieme, di impotenza nell’ascoltare le infamie pronunciate da Marco Travaglio contro il Presidente del Senato. Il luogo di quello che non esitiamo a dfinire un delitto contro una persona è “Servizio Pubblico”. 

Con un Santoro che ha assistito imperterrito ad una requisitoria   che non trova precedenti nei confronti di una persona che non era presente, non poteva difendersi. Il diritto a non essere processato in tv da un individuo come Travaglio è uguale per tutti, sia si tratti di un comune cittadino che  del Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Ma di questo diritto Santoro e Travaglio fanno carne di porco,  mascherandosi dietro la libertà dell’informazione. In precedenza era toccato a Rosy Bindi ad essere ingiuriata da un signore incazzatissimo, trovato chissà dove, che l’aveva sbertucciata come meglio credeva. Il tutto mascherato da Travaglio e Santoro come libertà dell’informazione, libertà di critica. Ma ai due signori non bastavano le accuse mosse a Pietro Grasso, fatto aprire come un criminale della peggior specie.  Il Presidente Grasso avendo ascoltato parte della trasmissione ha chiamato Servizio pubblico chiedendo di poter intervenire. Santoro preso alla sprovvista ha inscenato una pantomima degna di miglior causa. Rivolto non si sa bene a chi ha chiesto ‘ma c’è o non c’è  il senatore, qui non ci dicono mai niente’. Un guitto di terzo livello avrebbe recitato meglio. 

Accertato che Pietro Grasso c’era ha preso tempo. Prima la pubblicità e poi ancora Travaglio, così il Presidente del  Senato- ha detto Santoro-avrebbe avuto modo di rispondere in modo più completo.  E Travaglio ha rincarato la dose, tanto da far apparire  il suo accusato come un perfetto criminale. Ha parlato per una decina di minuti, forse più, sempre senza interlocutore e ne ha dette di tutti i colori. Meraviglia che fra gli ospiti c’era anche Pippo Civati, parlamentare del Pd, che non ha detto una parola, non ha mostrato il minimo di indignazione, ha solo affermato che per quanto riguarda Grasso lui l’ha votato e la pensa diversamente da Travaglio. Un po’ poco.  Il Presidente del Senato ha chiesto a Travaglio un contraddittorio per poter smentire tutte le accuse rivolte nei suoi confronti. Santoro si è offerto, ma non ha capito o non ha voluto capire che la seconda carica dello Stato, forse in predicato per  “esplorare” la possibilità di  dar vita a un governo nel caso Bersani non ce la facesse, non può attendere una settimana. L’ha capito  perfino un altro ospite, Vittorio Sgarbi, il quale ha fatto presente che Grasso non può attendere una settimana per confrontarsi faccia a faccia con   il suo inquisitore.  Ora il problema passa nella mani del direttore de La 7 che dovrebbe sentirsi in dovere di organizzare il confronto richiesto dal Presidente del Senato. Il quale ha  dato anche una lezione a Santoro quando ha affermato che non vuole fare dichiarazioni  in solitudine. Vuole guadare in faccia chi gli rivolge accuse infamanti e vuole smentirle con facoltà di prova.  A “Servizio pubblico” non si usa. Invece del diritto all’informazione vige il diritto ad offendere.

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