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Ravenna, poesia, cinema e diritti umani per la Giornata dell’antirazzismo

RAVENNA –  In occasione del 21 marzo, Giornata mondiale per la lotta contro le discriminazioni e Giornata mondiale della poesia, si è tenuto a Ravenna presso il centro Quake – Circolo Arcigay Frida Byron una serata di poesia e diritti umani con Roberto Malini, che accompagnato dalla chitarra di Donato ha interpretato versi dalle sue raccolte “Il silenzio dei violini” e “Dichiarazione”, entrambe pubblicate dalle Edizioni il Foglio Letterario di Piombino.

Il poeta e difensore dei diritti umani, alternando lettura e canto, ha emozionato un pubblico per la maggior parte giovanissimo, trattando temi come la discriminazione dei gay, la persecuzione del popolo rom, la tragedia del traffico di esseri umani nel Sinai e in altre zone del mondo, la condizione dei profughi, la pena di morte. “Quando ha intonato Gelem Gelem, l’inno del popolo Rom,” ha detto l’artista rom romena Rebecca Covaciu, presente alla serata, “Roberto sembrava uno di noi. E’ molto vicino al mio popolo, non solo perché ne difende i diritti, ma anche perché ne conosce e ama le tradizioni”. Durante tutta la performance, la bandiera del popolo Rom è rimasta esposta al pubblico, affiancata a un certo punto dalla bandiera arcobaleno che rappresenta la comunità Lgbt, su iniziativa di Bruno Moroni, vicepresidente dell’Arcigay Ravenna, che ha voluto così accomunare la condizione di emarginazione che colpisce ancora oggi, nonostante l’insegnamento che ci ha trasmesso l’Olocausto, tanto i rom quanto la gente omosessuale. “La sofferenza e la volontà di emancipazione devono unire le minoranze discriminate,” ha spiegato Moroni, “perché l’intolleranza che le colpisce ha le stesse radici. E’ importante vedere, gli uni a fianco degli altri, gay e lesbiche, cittadini che credono nell’uguaglianza, bambini e ragazzi rom, migranti, artisti. Tutti ad ascoltare le poesie sui diritti umani di Roberto. Accanto agli attivisti Lgbt ci sono due paladini dell’impegno civile dei Rom come Rebecca Covaciu e Ionut Ciuraru. E la gente partecipa, applaude, ascolta le poesie e chiede un società senza discriminazioni”. Nel corso del reading il poeta rende omaggio – con la poesia Café Monbijou – al martire gay ungherese Paul O’Montis, star del cabaret di Berlino prima dell’avvento del nazismo, straziato e assassinato a Sachsenhausen. Quindi ricorda, leggendo una lettera in versi, la tragedia di Makwan Moloudzadeh, 21 enne iraniano impiccato in Iran perché “colpevole” di essere omosessuale. Particolarmente drammatica l’interpretazione della poesia “Romel Broom, un altro uomo”, che propone la vicenda di un condannato a morte nell’Ohio (Usa) cui l’iniezione che avrebbe dovuto ucciderlo ha provocato inaudite sofferenze, lasciandolo tuttavia in vita e ancora in attesa dela prossima data di esecuzione. Dopo la performance di poesia, la sala – gremita – ha applaudito la proiezione del docu-film “La canzone di Rebecca”, diretto da Roberto Malini e interpretato da Rebecca Covaciu, Anna Solaro, Chiara Valambrini, Pino Petruzzelli, Sergio Massone, Medisa Sejdic, Davide Ferrari e la Banda di Piazza Caricamento. Al termine della proiezione, lungamente applaudita, conversazione fra gli spettatori, il regista e la giovane protagonista Rebecca Covaciu.

 

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