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Croazia. Dal primo luglio è annessione all’Ue. Le spine slovene non sono più ostacolo

ROMA – Unione Europea a 28 stelle. Nella seduta odierna il parlamento sloveno, infatti,  ha dato il suo si unanime all’annessione della Croazia nell’Europa dei popoli. Da qui al prossimo 1 luglio, data in cui è prevista l’annessione, dovranno far seguito gli altri si, certamente meno impegnativi di Belgio, Danimarca, Germania e Finlandia, indispensabili per la chiusura delle procedura di ratifica di annessione. L’osso duro per l’annessione della Croazia all’Unione Europea era rappresentato da Ljubljana .

Tra i due stati, infatti,  da tempo sono in ballo due controversie: quella economico finanziaria ed economico-politica. La prima riguarda la difficile situazione della Nova Ljubljanska Banka, una questione che risale dagli anni ’90, tempo in cui la Ljubljanska Banka con molte sedi dentro ai confini croati fallì portando con sé i 172 milioni di euro di risparmi che l’istituto aveva in dote dai circa 130 mila cittadini croati. Col fallimento tutti i fondi confluirono nel debito pubblico sloveno.

Motivo per cui alcune banche croate chiamarono in giudizio l’istituto nato dalle ceneri della banca slovena: la Nova Ljubljanska Banka. Una vicenda finita con una risoluzione pacifica non più tardi di due settimane fa: con un accordo bilaterale tra Lubiana-Zagabria sigillato in una conferenza stampa congiunta tra il primo ministro sloveno Zoran Milanovic e il suo omologo sloveno Janez Jansa a Mokrice, in Slovenia. “Finalmente abbiamo un accordo che soddisfa entrambe le parti” dissero. Un accordo siglato su pressione di Bruxelles, desiderosa di rimuovere gli ultimi nodi di un iter lungo di annessione lungo dieci anni, e troppo complesso per esser messo in discussione da una controversia puramente economica tra i due stati. Una lunga trafila di negoziati conclusosi solo nel 2011. E che ha visto un processo di avvicinamento agli standard europei in conformità dei parametri espressi dal trattato di Copenaghen del 1993. Gli 82 “Ja” su 82 dei parlamentari sloveni hanno dimostrato come la controversia sui confini marittimi della Baia di Pirano, secondo spina tra le due democrazie balcaniche, non sia più un ostacolo. Grazie anche alla pressione delle istituzioni europee, che ha ottenuto che la risoluzione della questione fosse demandata ad un arbitrato internazionale. Sarà infatti un organismo composto da cinque arbitri internazionali che avrà il compito di tracciare la linea di confine e di creare quindi un punto di contatto tra le acque slovene e quelle internazionali. Tutti nodi che attendevano  dalla dissoluzione della federazione dell’ex Jugoslavia. Sino a quel momento, infatti, la questione dei confini marittimi era nelle mani dello stato federale. Ma con la reciproca dichiarazione di indipendenza, la questione dell’accesso allo sbocco marittimo da parte di Lubiana sull’Adriatico è salita alla ribalta delle agende politiche, balcaniche ed europee. Sull’ammorbidimento della questione, probabilmente, ha pesato la difficile condizione dell’economia delle banche slovene. La Slovenia, per molti è considerata la nuova Cipro dell’Eurozona. Una minaccia per la tenuta della moneta unica. Secondo le dichiarazioni riportate dall’Ansa dal governatore dell’istituto centrale sloveno, Marko Kranjec, le banche potrebbero subire immissioni di liquidità a breve: ”Stiamo monitorando le banche su base quotidiana e mensile e quando vedremo necessità di un urgente rafforzamento di capitale lo diremo”. La situazione è meno critica di quanto fosse quella cipriota: 4 miliardi di possibile ricapitalizzazione. Con un rapporto sull’economia che rappresenta un settimo rispetto a quelle cipriote. 710% del Pil quelle di Nicosia, mentre in Slovenia «solo» per il 145% sul prodotto interno lordo. Tutte su cui sta lavorando il governo del premier Alenka Bratušek, di centrosinistra, undicesimo della storia slovena. Un esecutivo più malleabile su queste questioni rispetto a quello conservatore guidato da Janez Jansa proprio a seguito della crisi economica.

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