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KIEV – I manifestanti che da ieri sera avevano occupato il ministero della Giustizia a Kiev si sono ritirati. Da quanto si apprende dalla stampa internazionale sembra che abbia fatto breccia minaccia da parte della titolare del dicastero Olena Lukash invocare lo stato di emergenza nazionale e, quindi, di dar via alla repressione con metodi molto più violenti di quelli certo non amicali che hanno già attuato durante gli ultimi giorni nelle violente manifestazioni.

Nonostante ciò, però, non si può certo parlare di una resa e di uno stabilizzarsi di una situazione che è sempre più vicino agli standard di una rivoluzione civile contro il regime instaurato dal Governo di Viktor Yanukovich. L’unica soluzione invocata all’unanimità dalla varie fazioni che compongono i manifestanti di piazza Maidan è certamente una: nuove elezioni, sia legislative che presidenziali.

Non ha trovato riscontro nemmeno la proposta avallata nelle ultime ore da Presidente della Repubblica ucraino ai membri dell’opposizione: il posto dell’attuale primo ministro Mikola Azarov concesso ad Arseny Yatsenyuk, capo del partito della Batkivschina (Patria, quello dell’ex premier Yulia Timoshenko) e il ruolo di vicepremier all’ex pugile Vitali Klitschko, leader del partito d’opposizione Udar. Secondo quanto riferiscono fonti in terra ucraina, la folla non sarebbe direttamente controllata infatti da nessun membro dell’opposizione. La folla, infatti, sarebbe unita dal desiderio di rivalsa nei confronti di Yanukovich, che negli anni della sua esperienza presidenziale si sarebbe arricchito a dismisura sulla spalle della povera gente.

Non ha riscosso successo nemmeno il tentativo di Yanukovich di cambiare nuovamente la Costituzione e di tornare a quella antecedente alla nuova versione, approvata nel 2004 ed entrata in vigore completamente solo nel 2006, dopo le elezioni parlamentari.

Qualcosa comunque scricchiola. E’ prevista per domani infatti la riunione della Rada, il Parlamento ucraino, chiamato a ridiscutere le pesanti norme liberticide approvate per alzata di mano e senza discussione parlamentare lo scorso gennaio ed entrate in vigore a sei giorni di distanza, il 22 gennaio. La mancata abrogazione di queste norme, secondo quanto riferito dai manifestanti, potrebbe portare a nuove occupazioni dei ministeri. Cosa che certamente potrebbe portare a nuovi scenari più violenti.

I capi delle opposizioni hanno espresso preoccupazione ma anche il desiderio di concludere in modo pacifico un accordo “nonostante un tentativo delle autorità di interrompere i negoziati e dichiarare lo stato di emergenza”. La preoccupazione soggiace nel fatto che secondo quanto si legge “la pazienza delle persone infuriate per la sordità delle autorità può interrompersi in qualsiasi momento”.

Per il ministro degli Esteri Emma Bonino, la posizione di Yanukovich è da ritenersi “quasi insostenibile per via dalle decisioni prese, della repressione usata e delle leggi promulgate – ha spiegato a Radio24 – anche se nelle ultime ore c’è stata un’apertura al ritiro di quelle leggi”.

Secondo i bene informati Yanukovich sente sempre più il fiato sul collo dei manifestanti. I grandi imprenditori si stanno via via staccando dal Presidente, perchè non ritengono che Yanukovich sia in grado di riportare la situazione alla normalità. Improbabile che la Russia, che nei giorni scorsi aveva annunciato che non sarebbe intervenuta nella situazione ucraina, muova un passo per risollevare le sorti del suo alleato. Mentre l’uso della forza è vista come l’ultima chance, da valutare molto attentamente per via del possibile effetto boomerang che potrebbe innescare un inasprimento del conflitto tra i manifestanti.

Macabra la notizia che giunge da piazza Maidan, dove un uomo di 55 anni le cui generalità non sono ancora note, sarebbe stato ritrovato impiccato nell’albero di Natale, diventato il simbolo delle proteste. Il corpo, secondo quanto riferiscono fonti vicine alla polizia, non aveva segni di ferite esterne. Saranno gli esami autoptici a stabilire le cause della morte.

Tutto questo mentre nel resto del paese il conflitto si sparge a macchia d’olio. Secondo fonti della protesta in dieci delle 20 regioni ucraine ci sono occupazioni di edifici amministrativi. La maggioranza delle conquiste è nelle regioni occidentali dove si respira più aria filo europea, rispetto a quelle orientali più filo-russe. Le forze dell’ordine secondo quanto si apprende,sono riuscite a respingere i tentativi di occupare uffici pubblici nelle città industriali di Dnipropetrovsk e Zaporizhya. A Dnipropetrovsk, si sono registrati 15 feriti, fra cui quattro sono poliziotti. A Zaporizhya la polizia ha usato granate assordanti e gas lacrimogeni per fermare i manifestanti.

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