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Renzi un pidiellino mancato. Salto della quaglia in vista? IL VIDEO

ROMA – Matteo Renzi non desiste e va nuovamente all’attacco del suo partito. Prima prende di mira il segretario Pier Luigi Bersani, reo secondo lui di perdere troppo tempo.

“Decidetevi, sono passati più di 40 giorni dalle elezioni, quando si è votato ancora non c’era la sede vacante in Vaticano, persino la chiesa, che non è un modello di speditezza, è riuscita a organizzarsi velocemente”, grida il sindaco fiorentino dopo essere uscito dal convegno Rai Screenings 2013. E poi ribadisce la sua ricetta che in sintesi così si può tradurre: o facciamo l’accordo con il Pdl o si torna al voto.

Poi il primo cittadino di Firenze prende le difese del capo dello Stato, recentemente criticato per la sua scelta sui saggi: “La responsabilità dello  stallo istituzionale  non è attribuibile al presidente della Repubblica, anche perché  Giorgio Napolitano è un’assoluta certezza per il Paese”. E aggiunge: “In questi sette anni, meno male che c’è stato Napolitano. Dare la colpa della situazione di difficoltà al presidente della Repubblica è una barzelletta. Ricorda quelli che quando vedono il traffico per la strada, danno la colpa ai vigili”.  (VIDEO)

Indubbio che le dichiarazioni di Renzi abbiano sollevato un polverone in casa Pd. “Se Renzi vuole fare accordi di governo ‘a prescinderè col Pdl, è libero di farlo”, ha tuonato Sergio Gentili, della Direzione nazionale Pd. “Il Pd nella sua Direzione nazionale ha deciso l’opposto e la proposta di un governo per il cambiamento è l’unica utile al paese. Su questa proposta sarebbe utile mobilitare le grandi energie del paese superando ogni attendismo. È veramente sorprendente – prosegue Gentili – il tormentone di un Renzi sempre pronto per le primarie, sempre pronto a fare la lezioncina al Pd, ma mai disponibile ad un confronto negli organismi dirigenti del suo partito. Non viene il dubbio che questo tormentone non interessi gli italiani?”.
“Al Pd – aggiunge l’esponente democratico –  certo non si può rimproverare di aver perso la dignità per aver svolto le consultazioni, casomai è accaduto il contrario. Sicuramente Bersani non ha perso tempo considerando la capacità che hanno avuto i gruppi parlamentari nel nominare velocemente due splendide persone alla presidenza della Camera e del Senato. Il tempo   lo hanno fatto perdere le destre con il rifiuto della collaborazione istituzionale e con la difesa, oltre ogni interesse per l’Italia, degli interessi personali di Berlusconi”. E difatti gli unici a esultare di questa situazione sono proprio i militanti del Pdl che aspettano ansiosi la costituzione di un governissimo.
 
Anche Davide Zoggia, deputato del PD,  si dice contrario alla politica renziana. “Se Renzi vuole governare con il Cavaliere si accomodi. Ma è disonesto intellettualmente attribuire a chicchessia l`impasse istituzionale. L`impasse deriva dall`incrocio delle scadenze con l`elezione del presidente della Repubblica”. Ed è proprio sulla presidenza al Quirinale che impazza un valzer di nomi,  spesso innominabili per la loro non propria onestà intellettuale. E su questo stendiamo volentieri un velo pietoso e attendiamo certezze e non fantasie.
Per ora l’unico a lasciar cadere gli attacchi lanciati nei suoi confronti è il diretto interessato, ovvero Pier Luigi Bersani: “Siamo qua”. dice. Una frase che racchiude tutto il significato di questi ultimi giorni roventi. Bersani, infatti, era qui quando il Movimento 5 Stelle poteva partecipare ad un nuovo Esecutivo. Era qui, quando ha giocato tutte le carte mettendosi a disposizione dei suoi potenziali alleati. Ed è ancora qui per ribadire la volontà di cambiamento espresso nel suo programma politico. E  Renzi dov’era? Forse si preparava già a fare il  cosiddetto salto dello quaglia? O probabilmente solo adesso si è accorto che la sua politica con la sinistra c’entra ben poco.

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