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Zygmunt Bauman conclude il terzo Festival letterario di Madeira

Foto: Carlos Soares

Foto: Carlos Soares

“Vi consiglio vivamente di rimanere in Europa.

Non mi sembra che ci siano prospettive migliori per voi”. Zygmunt Bauman si rivolge al giovane partecipante al Festival di letteratura di Madeira nella sessione finale e risponde alla domanda che attraversa in questi mesi un Portogallo in profonda crisi economica. Così l’attualità politica irrompe nella manifestazione culturale nella giornata in cui si attende il pronunciamento della Corte costituzionale portoghese sulle misure di austerità (sentenza che poi è arrivata nella serata di domenica e che ha dichiarato incostituzionali quattro dei nove articoli della legge finanziaria per il 2013). Ma la chiusura del Festival, organizzato dalla casa editrice Nova Delphi a Funchal, è stato molto di più dell’attualità politica. Tutto merito di quella grande testa che è il sociologo polacco Zygmunt Bauman. Quando alle 18.30 fa il suo ingresso sul palco del teatro Baltazar Dias Diana Pimentel, moderatrice dell’incontro, e José Rodrigues Dos Santos, giornalista portoghese, si sono già accomodati sui divanetti. Bauman entra con la sua aria sempre un po’ sperduta e la capigliatura in aria e riceve l’ovazione di un teatro strapieno. Poi si siede e guarda i suoi interlocutori con aria impaziente. Il suo intervento ricalca i suoi studi sulla modernità liquida soffermandosi in particolare su alcuni concetti che possono essere utili per interpretare il periodo storico che stiamo vivendo. “Stiamo vivendo una fase di interregno” dice, e riporta una delle annotazioni di Antonio Gramsci che definisce assai utile per descrivere la fase attuale: “Il vecchio che non muore e il nuovo che non nasce. In questo interregno si verificano i fenomeni più morbosi”. E sicuramente il più “morboso” agli occhi di Bauman è la separazione tra potere e politica, un “divorzio” come lo definisce lui stesso che ha di fatto distrutto la sovranità degli stati-nazione svuotando la politica di ogni egemonia e capacità di decisione. E fornisce vari esempi di questa mancanza di sovranità mettendo in campo la presenza di multinazionali finanziarie, industriali, e commerciali che contendono alla politica il potere e quindi la sovranità. La gamma dei campi in cui questa guerra si svolge è così ampia che si direbbe – prosegue Bauman – che l’intero pianeta sia coinvolto in questo processo patologico. “Il potere è globale e la politica è locale” e questa è la ragione profonda della crisi attuale; anche le nazioni più potenti non possono non essere condizionate da questa disparità di piani. La domanda più importante che ci lascia Bauman, e dalla quale dipendono le risposte ai problemi che stiamo affrontando, è “come far si che potere e politica si sposino nuovamente?”.
Il pensiero di questo grande indagatore dei nostri tempi si è unito a quello dei tanti protagonisti portoghesi ed internazionali che hanno animato la settimana madeirense e che si sono associati nel “Manifesto per l’Arte”, argomento di quest’anno. Tra i portoghesi ricordiamo la presenza di João Tordo che ha recentemente pubblicato “Anno sabbatico”, il suo sesto romanzo, e Raquel Ochoa che ha pubblicato con Nova Delphi Italia “La casa convoglio”, romanzo con il quale ha vinto la prima edizione del Prémio Revelação Agustina Bessa- Luís 2009, che hanno influenzato la Tavola rotonda sul tema del viaggio, tanto caro ai portoghesi.
Sorprendenti e divertenti gli ospiti stranieri. Oltre ai notissimi Naomi Wolf e Zigmunt Bauman il Festival è stato animato dalla presenza di Gina Picart, scrittrice cubana eclettica e piena di sorprese (la sua opera spazia dal fantasy al romanzo erotico) e del ‘cosmopolita’ Tabish Khair, scrittore indiano che vive e lavora in Danimarca e che ha pubblicato anche in Italia. Nella Tavola rotonda sul tema religione e libertà Khair ha affermato che “il concetto di Dio è collegato alla nostra umanità. Non siamo solo animali. Siamo qualcosa di più, ma noi non siamo Dio. Non siamo Dio per noi stessi. Molto meno per gli altri.” mentre Gina Picart ha parlato della similitudine di approccio che esiste tra la visione cattolica, quella neo-pagana e le radici orientali a proposito della relazione di convivenza tra l’universo e gli esseri umani.
“E ‘stato un successo al di là di le nostre aspettative” ha dichiarato Francesco Valentini, organizzatore del Festival, che ha promesso per il 2014 una riproposizione della manifestazione con autori ed eventi musicali e l’accento sulla letteratura lusofona.
E parlando del futuro non si può non citare Vasco Serodio, autore portoghese di 10 anni, che ha presentato nell’ambito del Festivalinho, il settore dedicato ai bambini, la sua prima opera “Il giorno in cui il mondo sparì”.

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