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L’Italia in stallo. Tra suicidi e disoccupati il Paese a rischio esplosione sociale

ROMA – A meno di 24 ore dal primo faccia a faccia tra Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi, la situazione politica è rimasta immutata, ovvero in uno stallo perenne, si potrebbe azzardare. Oggi ha fatto sentire la voce anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, il quale dalla Fiera del mobile di Rho ha detto che “senza Governo l’Italia rischia di non agganciare la ripresa economica  prevista in Europa per la seconda parte dell’anno”. 

Insomma il numero uno di Viale Astronomia si dice preoccupato, perchè il rischio per l’Italia è altissimo e non c’è più tempo da perdere. Parole a cui la Confindustria è ricorsa recentemente attraverso la pagina pubblicitaria comprata sui vari giornali che recita a lettere cubitali: “Il tempo è scaduto”. E ciliegina sulla torta Squinzi avverte: “Quest’ultimo periodo in cui il Paese non è stato governato per assenza di una classe politica ci è costato un punto di Pil”. Ma non è tutto. Squinzi non ha peli sulla lingua e affonda con un avvertimento preoccupante: “In un Paese dove c’è una disoccupazione al 12% e al 40% tra i giovani, sul piano sociale non si potrà proseguire per molto tempo senza portare a esplosioni violente. Sono preoccupato – ha aggiunto Squinzi – perché la situazione è quella che sappiamo. I suicidi degli imprenditori, 62 fino a oggi, sono solo al punta di un iceberg. Il resto dell’iceberg sono le centinaia di migliaia di posti di lavoro a rischio”.

Intanto sul fronte politico il centro destra spera in un ripensamento di Bersani affinchè la proposta di un governissimo possa diventare un’alternativa fattibile.
Proposta già rispedita al mittente, almeno per ora,  sulla quale è intervenuto anche Cesare Damiano del Pd, ex ministro del Lavoro, ospite a Omnibus su La7: “Sono contrario a un governissimo, ma posso pensare a un governo di scopo o a termine mi auguro a guida Bersani, che possa ottenere il via libera su tre punti convergenti, ad esempio economici, per poi tornare in tempi brevi al voto: non a giugno ma in autunno o in primavera prossima”.  Per Damiano la strada dell’intesa Pd-Pdl  è stretta, ma sicuramente ciò che avvenuto ieri, l’incontro tra Bersani e Berlusconi, almeno è un semaforo giallo”. Quanto all’elezione del presidente della Repubblica, Damiano commenta: “è evidente che il presidente della Repubblica non sarà un presidente esclusivamente concepito in casa Pd: stiamo cercando di fare una scelta condivisa e se questo viene apprezzato, non dico che si stabilisca una relazione diretta, tra l’elezione del capo dello Stato e un Governo, ma certamente si crea un clima più favorevole”. Clima, che Damiano puntualizza non avrà nulla a che fare con idee di scambio o inciuci.

Matteo Renzi dal canto suo continua ad invocare il voto: “Io ho sempre detto una cosa molto semplice: personalmente sono uno di quelli che spera che si vada il prima possibile alle elezioni perchè il risultato delle politiche non ha dato una maggioranza”.  

Nel frattempo il  M5S rimane un capitolo chiuso, almeno per il PD, che ha fatto fin troppi tentativi tentando un’intesa che non è mai arrivata. E oggi Beppe Grillo, ha ribadito per l’ennesima volta il suo “niet” a qualsiasi alleanza: “Ai miei elettori quando andavo nelle piazze io dicevo di volerli mandare a casa tutti, questi qui. Noi non ci alleiamo con nessuno”, ha detto il comico in un’intervista a Metro.
“Questo è un sistema che si è impallato da solo”. E poi: “Il Movimento 5 stelle  è un sogno, un’utopia concreta, che è ormai condivisa da milioni di persone. C’è la convinzione di essere in un grande cambiamento”. E proprio i grillini dopo la mezzanotte hanno abbandonato anche l’occupazione della Camera contro il mancato avvio delle Commissioni.. E’ stato un “gesto che vale più  delle parole”, ha detto la scorsa notte Roberta Lombardi.
Ma i veri gesti che le istituzioni dovrebbero fare sono ben altre.  Lo dice con chiarezza Susanna Camusso: “Siamo di fronte ad una valanga che non trova ostacoli davanti a sè. Su questo c’è consapevolezza nel paese? A me non sembra – ha risposto retoricamente Camusso – non mi sembra ci sia coscienza di questo. C’è in una parte del sistema delle imprese ma non nel paese. Non si affronta il problema di come mettere ostacoli a questa valanga di chiusure e fallimenti di aziende, non tutti ne sono consapevoli: occorre affrontare il tema di come mettere degli ostacoli a questa valanga”.
Insomma, è vero, serve un governo di cambiamento. Ma prima bisogna farlo il governo.

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