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Sequestro area ex Italsider, Fillea Campania e “Mai più Amianto: riconsiderare processo eternit

BAGNOLI (NAPOLI) –  “La notizia del sequestro dell’area Ex Italsider, ed ex Eternit, conferma preoccupazioni e valutazioni riguardo alla mai avvenuta
bonifica e riconversione di un’area, che dopo la chiusura degli stabilimenti che hanno fatto la storia operaia per quasi un secolo a Bagnoli, doveva rappresentare il simbolo della rinascita, ridare speranza, occupazione e futuro alle giovani generazioni”.

E’ quanto affermano in un comunicato odierno Giovanni Sannino, segretario regionale della Fillea Cgil Campania e Paolo Giugliano, Presidente dell’Associazione “Mai Più Amianto”. “Questa ulteriore tegola giudiziaria, che compromette e rallenta il processo di bonifica e riconversione – dicono Sannino e Giugliano – èsenza dubbio un ostacolo allo sviluppo, ma rappresenta anche un elemento di revisione del “Processo Eternit”, che ha visto la prescrizione del reato per l’area di Bagnoli, aprendo una ulteriore ferita nell’animo dei lavoratori colpiti da patologie legate alla lavorazione dell’amianto e dei familiari delle numerose vittime decedute per mesotelioma, contate negli anni fino ad oggi per le stesse patologie.” “Abbiamo ritenuto all’epoca della celebrazione del primo grado del processo e relativa sentenza, con la quale furono condannati a 16 anni di reclusione per disastro ambientale e consapevole inosservanza delle norme di sicurezza sul lavoro i padroni svizzeri e belgi della holding, inaccettabile ed incomprensibile, e per certi aspetti iniqua, la prescrizione del reato per l’area di Bagnoli. Per questo decidemmo di ricorrere in appello, così come decisi dallo stesso PM Guariniello, rispetto a questa decisone del Presidente del Tribunale, che tra le altre cose impediva il risarcimento materiale dei lavoratori e dei familiari delle vittime. In quel caso – aggiungono Sannino e Giugliano – fu evidente la disparità di valutazione rispetto a due aree geografiche interessate dallo stesso fenomeno, Casale Monferrato e Bagnoli.” “Le notizie di oggi, riguardo al sequestro dell’area di Bagnoli e
all’ipotesi di reato costituiscono elementi imprescindibili per una riconsiderazione della prescrizione del reato. Riteniamo – aggiungono Fillea Cgil Campania e “Mai Più Amianto” – che le indagini appena avviate debbano proseguire con rapidità e determinazione, identificando precise responsabilità e devono rappresentare un elemento non trascurabile nella revisione della sentenza di primo grado del processo di Torino, che alla luce delle notizie apprese, risulta ancora più ingiustificata ed inaccettabile. Immaginiamo e auspichiamo che il Presidente della Corte di Appello di Torino, debba tenere in considerazione i nuovi sviluppi, che confermano quanto è stato negato nella fase preliminare del processo e cioè che a Bagnoli, esistono tutti gli elementi analoghi a quelli ravvisati a Casal Monferrato, con precise responsabilità da parte delle imprese che hanno operato colposamente e con l’inosservanza delle norme sulla sicurezza, considerando anche la mancata bonifica dell’intera area”.

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