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Spagna, svolta negli sfratti. Il governo andaluso potrà “espropriare” le case sfitte alle banche

SIVIGLIA – Il governo della comunità autonoma dell’Andalusia a soccorso delle vittime di sfratto. E’ quanto emerge dalla giunta presieduta dal presidente José Antonio Griñán Martínez del Partito Socialista Operaio Spagnolo in un provvedimento che entrerà in vigore da oggi ma datato il 9 aprile.

Si tratta in sostanza di due misure in grado di dar sollievo alle famiglie vittime di sfratto. In sostanza la regione andalusa può intromettersi a barriera dei cittadini, nei particolarissimi casi in cui il nucleo familiare sia nella condizione di un forte affievolimento del proprio reddito in seguito alla crisi. Un tackle a gamba tesa contro il sistema bancario che si concretizza in forti penalizzazioni pecuniarie a carico degli istituti bancari che tengono sfitte le abitazioni pignorate ai cittadini più bisognosi. Fino a 9 mila euro a ad appartamento sfitto. Una soluzione che nelle intenzioni del governo periferico è indirizzata a calmierare la situazione dell’emergenza abitativa. Ben più incisivo sembra essere invece il secondo provvedimento, più preventivo, volto a tutelare per tre anni i nuclei familiari in difficoltà tramite requisizione dell’immobile. Inoltre sono previste misure minori volte a incentivare il mercato degli affitti.

 Si calcola che attualmente in Andalusia, la regione più popolosa della Spagna, e una di quelle più colpite dalla bolla immobiliare, ci siano almeno 700 mila case sfitte. Mentre dal 2007 a oggi 87 mila casi di pignoramento si sono succeduti in questi anni di crisi. Misure restrittive che che sono finite nel mirino della Corte di giustizia europea lo scorso 14 marzo, con una storica sentenza che di fatto evidenziava uno sbilanciamento delle leggi che regolano il meccanismo degli sfratti troppo a favore degli istituti di credito iberici. Gli stessi istituti che hanno ricevuto da Bruxelles 40 miliardi di aiuti per rimpolpare le casse delle banche colpite dal crollo del valore degli immobili. Circa il 30% dall’inizio della crisi. Prima della sentenza della Corte di giustizia europea, che di fatto aveva evidenziato l’impossibilità di bloccare le procedure di sfratto illegali, e quindi l’impossibilità di ricorrere in tempi certi contro le misure imposte dagli istituti di credito in violazione dell’articolo 93 del 1993 sulla tutela i consumatori, c’erano dei timidi tentativi del governo Rajoy. Tra questi ci fu una sorta di gentlemen’s agreement sotto forma di “codice etico dello sfratto” sigillato dalle Banche spagnole. Una sorta di paracetamolo in attesa che il governo centrale di stampo conservatore varasse delle manovre a tutela dei cittadini. Misure che tutt’ora non hanno visto luce. In questo contesto, e nell’escalation di manifestazioni della piattaforma “Stop desahucios” che attraverso le sue sedi locali sta surriscaldando gli animi tanto da richiedere l’intervento della Fiscalia e della Magistratura come tutela dei deputati del parlamento spagnolo, quello del governo andaluso rappresenta una prima risposta alla crisi.

Una misura che a dirla tutta non esula dalla competizione politica. Il partito popolare, dopo esser caduto e succeduto durante il governo Zapatero proprio dal centro destra di Mariano Rajoy sta cercando di indicare la via della risoluzione della crisi all’esecutivo. Non mancano, comunque, critiche. I provvedimenti andalusi, che di fatto espropriano alle banche i beni sequestrati, sarebbero secondo alcuni incostituzionali, in collusione con il diritto della proprietà privata. In realtà, secondo molti, queste critiche rappresentano l’emblema di una battaglia politica che si accende sempre più sullo sfondo di una crisi logorante per il tessuto sociale. Non curante della disperazione che sta sconvolgendo le vite di 11 milioni di persone.

 

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