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Femminicidio. Una testimonianza significativa. PARTE 6

Dal libro “Grasso Amaro. L’ Anoressia Mascherata. La donna, Identità Negata e Ritovata ” Melusina Editore, Autrice Manuela Gianantoni

Ecco una testimonianza molto significativa di una donna che ha vissuto violenze fisiche e psicologiche nell’ ambito della sua famiglia.

 
“Ricordo un giorno del mio compleanno.
Dovrebbe essere un giorno di festa, un giorno particolare e infatti lo è. C’è molta tensione in famiglia, non c’è dialogo fra noi perchè vige la legge del più forte, del più grande che schiaccia il più piccolo, il meno autonomo.
Vorrei gridare che è un’ingiustizia, che anche io ho diritto di pensare, di desiderare, di esprimermi, ma non posso farlo. Ho già provato altre volte ma mi è andata male. Io sono e devo restare una bambolotta, un fantoccio, un burattino. Loro sono i miei burattinai ed io non posso muovermi, non posso animarmi da sola. Loro hanno in mano i fili che conducono a me attraverso i quali dirigono la mia vita ed io che sono ancora piccola, non posso fare altro che chinare la testa. Ho bisogno di loro per vivere, fosse anche solo per sopravvivere, per cui non ho scelta. Non posso fare altro che ingoiare i bocconi amari di cui mi nutrono.
C’è la torta in tavola oggi per ricordare comunque che io sono nata. E’ adorna di candeline rosa che aspettano di essere spente da me.
Sono tutti nervosi, irritati coi lineamenti del volto duri, contratti ma vorrebbero che io sorridessi e spegnessi docilmente la fiamma delle candeline.
La torta è lì a confermare che loro sono bravi, non si sottraggono al rito del compleanno. L’unica colpevole sono io che, irriconoscente come sempre, stò rovinando la festa e non mi decido a spegnerle. E’ il mio atto di ribellione, l’unico che mi sia consentito. L’attesa è breve, altri le spengono per me.
Ingenuamente, ma con fiducia, aspetto che una fetta di torta arrivi prima o poi anche nel mio piatto. Ma non arriva, il mio è l’unico piatto vuoto. Stanno tutti mangiando con gli occhi fissi, puntati sul dolce. Mi ignorano completamente, potrei anche non esserci, sarebbe la stessa cosa. Non esisto per loro. La torta di compleanno, simbolo della mia nascita, diviene ora il simbolo della mia inesistenza. Sento una fitta al cuore, è come una pugnalata a morte. Ma io sono viva, lo sento dal cuore che batte tumultuosamente e decido di confermarmi nella mia esistenza, di impormi e di imporla a loro. Vorrei gridare tutto il mio dolore, tutta la mia rabbia ma so che mi si ritorcerebbe contro. Mi sento come un vulcano che sta per esplodere ma devo controllarmi. Prendo dal centro del tavolo ciò che è rimasto della torta, lo metto sopra il mio piatto e comincio a mangiare. E’ amaro quel dolce, molto amaro, mi dà la nausea ma lo mangio tutto, fino all’ultima briciola. Adesso anche loro hanno l’amaro in bocca. Ora mi sono vendicata, ora so che questo è il prezzo da pagare per confermare che esisto.
Mi accorgo, da un leggero fremito che li attraversa, di averli feriti. Ora siamo pari, o almeno mi illudo che sia così. Ma presto sperimenterò che questo è un meccanismo a catena che una volta innescato tende all’infinito.
Vengo aggredita quindi aggredisco Quello di cui non mi rendo ancora conto è che nel tentativo di difendermi mi aggredisco da sola.”

… continua …

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