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Siria, l’Inghilterra ha le prove dell’utilizzo di armi chimiche. Interviene l’Onu?

DAMASCO – In Siria sono state utilizzate armi chimiche, ora ci sono le prove. E’ quanto emerge da un articolo del giornale britannico “The Time”. Secondo quando si apprende durante un operazione segreta britannica in Siria sarebbe stato raccolto il campione di un terreno contenente tracce di sostanze chimiche dannose. Simili a quelle che compongono “qualche tipo di arma chimica”.

E’ quanto sancito dagli esperti dell’Istituto di chimica e biologia del ministero della Difesa di Porton Down. Non una mera notizia di cronaca di guerra di questo o quell’attentato. Le notizie dell’utilizzo di armi chimiche nella guerra tra il regime di Bashar al-Assad e i rivoltosi rappresenta infatti il sorpasso della linea rossa tracciata dall’Onu. Non più tardi di una settimana fa, il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon aveva annunciato l’invio di truppe con lo scopo di verificare l’utilizzo di queste armi. Una decisione che era stata presa a seguito dell’ennesima carneficina nella zona di Aleppo. Era il 19 di marzo e a Khan al-Assal furono ritrovati trenta vittime, con ogni probabilità uccise con armi chimiche. Una modalità, sia che sia stata compiuta dai rivoltosi che dal regime siriano, ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso in seno alle Nazioni Unite.

Una posizione intransigente avvallata dalla Casa Bianca, secondo cui in caso di utilizzo di armi chimiche in Siria, l’intervento militare statunitense sarebbe stato immediato. Eventualità quest’ultima che rappresenterebbe anche un ulteriore frizione tra L’Occidente e la Russia. E’ noto infatti che sia proprio il veto in seno alla Commissione di Controllo della Russia ad impedire l’intervento delle nazioni Unite. Una posizione che secondo la testata tedesca “Faz” sarebbe legata agli interessi del commercio di armi nel triangolo Siria-Iran-Russia. Solo lo scorso 23 gennaio, in un articolo del giornale russo “Kommersant” si faceva presente che: «La Siria ha appena firmato un contratto da 550 milioni di dollari con la Russia per comprare 36 jet Yakovlev Yak-130».

Ma da un po’ di tempo a questa parte le cose sembrano siano cambiate. L’Occidente, assieme alla Lega Araba, premono sempre di più per l’intervento. La stessa Hillary Clinton a margine della relazione della Lega Araba affidata al premier del Quatar, Hamadbin Jassim Al Thani aveva parlato di «una spirale di violenza ormai fuori controllo». Così come il ministro degli esteri francese Alain Juppè, che aveva esortato il Consiglio di Sicurezza ad uscire dal suo «silenzio scandaloso sulla repressione in Siria». Insomma tutti ingredienti di un imminente ingresso dei caschi blu in Siria. Lo starebbe a dimostrare anche le imminenti dimissioni dell’inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba sulla Siria Lakhdar Brahimi, bramoso di un accordo diplomatico come unica arma per risolvere uno dei più sanguinosi conflitti mediorientali. “La guerra distruggerà la Siria” il suo commento riportato dal quotidiano quotidiano libanese “Al-Safir” come sigillo alle sue dimissioni  in programma il prossimo 18 aprile.

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