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Ilva Taranto. Legambiente, o si risana o si chiude

TARANTO – L’Ilva di Taranto «o risana o chiude». Si esprime così Legambiente Taranto dopo il referendum consultivo cittadino di ieri pro o contro la chiusura parziale o totale del siderurgico, referendum che non ha raggiunto il quorum previsto (hanno infatti votato circa 33mila elettori mentre la soglia per lavalidità della consultazione era fissata a 86.500 elettori).

Legambiente dichiara in una nota che «dispiace sempre dover registrare la scarsa partecipazione dei cittadini a un referendum e in particolare un’astensione superiore all’80% degli aventi diritto al voto».(AGI) (AGI) – Taranto, 15 apr – Per Legambiente se è vero che c’è una generale e progressiva tendenza al non voto in Italia, «l’astensione al referendum sull’Ilva – si sottolinea – crediamo abbia anche, se non soprattutto, almeno altre due differenti motivazioni: da una parte la consapevolezza della scarsa utilità della consultazione, il cui valore solo consultivo avrebbe lasciato  inalterata la situazione del siderurgico anche se i cittadini tarantini fossero andati a votare in massa; dall’altra l’assenza nei quesiti referendari di un’opzione che noi riteniamo maggioritaria tra la gente di Taranto ossia quella che preveda che l’Ilva debba produrre senza danneggiare la salute e l’ambiente». Secondo Legambiente, «un referendum così contribuisce a rafforzare la sfiducia dei cittadini in una possibile strada di cambiamento dal basso perchè chiede la partecipazione e l’espressione di una volontà praticamente virtuali vista l’impossibilità per il Comune di Taranto di incidere »legalmente«, anche se lo volesse la maggioranza assoluta dei suoi elettori, sulla chiusura parziale o totale dello stabilimento siderurgico».

Inoltre, dice Legambiente, «la mancanza nei quesiti posti in votazione di quella che continuiamo a ritenere l’opzione maggioritaria tra i tarantini e cioè »produrre senza danni a salute e ambiente«, e la conseguente impossibilità di esprimere in questo referendum una volontà in tale direzione, ci confermano nella convinzione della validità della battaglia che stiamo conducendo da anni: l’Ilva deve essere costretta ad abbattere drasticamente il suo carico inquinante attraverso una rigorosa e tempestiva applicazione dell’Aia». Legambiente conclude affermando che «l’Ilva può essere resa compatibile con la città, ma solo a patto di un radicale risanamento degli impianti. Altrimenti deve chiudere con o senza referendum».

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