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Gran Bretagna, disoccupazione in aumento. Quasi il 40% sono giovani e non studiano

LONDRA – Disoccupazione, l’Inghilterra non se la passa bene. E’ quanto emerge dai dati del Office for National Statistics, l’Istat inglese. Il numero dei disoccupati nell’ultimo trimestre è cresciuto di 70 mila unità, due mila solo negli ultimi due mesi, raggiungendo quota 2.56 milioni ossia il 7,9% della popolazione.

Una crisi che sta attanagliando i sudditi di sua maestà dalla scorsa estate. Prima di questa flessione, non si registrava una simile caduta nell’occupazione nel Regno Unito dal autunno 2011.

Il che sorprende se si considerano i dati economici certamente più lusinghieri rispetto alla locomotiva dell’Eurozona, la cui crescita del prodotto interno lordo, secondo le stime del fondo monetario internazionale, dovrebbe attestarsi allo 0,7% di quest’anno e del 1,5% l’anno prossimo. Dati rivisti al ribasso dello 0,3% circa, e che se uniti a quelli forniti dall’ONS danno il quadro di una situazione tutt’altro che entusiasmante. Ma certamente migliori anche della di quelli tedeschi, in cima alle classifiche economiche della zona euro.

A farne le spese anche in Inghilterra sono i giovani, sempre in cima alle liste dei dati dei disoccupati: 993 mila under 25 a spasso. Circa il 39% del totale dei disoccupati, un numero sei volte superiore a quella che frequenta la prestigiosissima Università di Oxford. Un costo in calo vista la decrescita della domanda di sussidio, quello della disoccupazione, che supera quello che annualmente è destinato alla formazione dei giovani dai 16 ai 19 anni. Come a dire: per lo stato è meglio che studino.

Ma il problema dell’occupazione delle nuove generazioni non è tra i primi pensieri che turbano la vita pubblica inglese. La disoccupazione giovanile è vista come il terzo problema in ordine di grandezza dai citizens. E’ quanto emerge da un sondaggio di Yougov, che ha stabilito che i problemi più impellenti che il Governo deve risolvere: in primo grado l’economia, poi l’immigrazione e poi, appunto, l’occupazione giovanile. Come se si potesse risolvere il primo punto, senza partire dal terzo punto.

Il dato che emerge dall’isola sono certamente solo lontanamente paragonabili da quelli che emergono da Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, fanalini di coda per occupazione under 25. Ma il principio che soggiace in tutto il vecchio continente è lo stesso: A pagare la crisi sono i giovani. Forse perché, per utilizzare le parole scritto dall’attivista per l’occupazione giovanile Lottie Dexter sul The Telegraph: “con i voti dei giovani le elezioni non si vincono”.

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