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ROMA – Silvio Berlusconi parla ai gruppi parlamentari del Pdl esortandoli a non partecipare alla quarta votazione prevista a breve.

“Noi riteniamo che l’Italia, il nostro Paese, sia più importante degli interessi di fazione della sinistra. Non riconosciamo democraticità e limpidità a questo voto e al comportamento del Partito Democratico. Dinanzi a questa situazione, invito i nostri deputati e senatori, e anche gli altri parlamentari e rappresentanti regionali della nostra coalizione, a non partecipare al voto in questa quarta votazione”.
 Berlusconi ha letto l’Articolo 87 della Costituzione («Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale») per poi aggiungere: « Partendo dallo spirito e dalla lettera dell’articolo 87, ci eravamo resi disponibili ad una candidatura condivisa, non espressione del nostro Partito».  «L’onorevole Bersani ci ha sottoposto una rosa di cinque candidature gradite al Partito Democratico», ha proseguito,
«Tra queste candidature abbiamo individuato di comune accordo la candidatura di Franco Marini. Una candidatura che abbiamo lealmente sostenuto, votando Franco Marini nella prima votazione». «Tale candidatura è stata invece successivamente accantonata, con palese violazione della parola data, degli impegni assunti con noi dal Partito Democratico, a causa delle faide e delle divisioni interne allo stesso PD», ha detto poi,
«Oggi abbiamo appreso con sconcerto che il PD candida Romano Prodi per ‘salvaguardare l’unità del Partitò: come si vede, sacrificano il valore superiore della rappresentanza di tutti gli italiani per tutelare il loro interesse di parte e di Partito. Come è tra l’altro nella tradizione del Partito Comunista italiano. Il Pd ha quindi cambiato le carte in tavola, non ha mantenuto i patti, si è dimostrato assolutamente inaffidabile e sta paralizzando il Paese da 53 giorni. Pretende di occupare tutte le istituzioni sulla base di uno 0.3 per cento di voti in più, probabilmente recuperati grazie alla antica »professionalità« della sinistra in sede di
scrutinio».

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