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ROMA – A Roma, Milano e in molte altre città di Italia Italia le forze dell’ordine sono concentrate sugli insediamenti rom, attuando controlli, perquisizioni, indagini.

Spesso è sufficiente che trovino un oggetto di cui i rom non sappiano giustificare la provenienza e che le autorità ritengano merce rubata, perché scattino denunce per ricettazione. Proseguono le operazioni di espulsione (un’espulsione di massa che abbiamo segnalato più volte all’Unione europea, senza ottenere alcun intervento) per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato (sì, certo: che minaccia, i bambinetti a piedi nudi e le ragazze dalle gonne lunghe!) o per irregolarità del soggiorno (una mistificazione della Direttiva europea sulla libera circolazione).

Le centinaia di persone che sono state già colpite da ordini di espulsione, ma che non hanno una “patria” in cui ritornare, poiché fuggono situazioni di indigenza ed emarginazione, rischiano il carcere o la deportazione. Molti bambini vengono tolti alle famiglie perché giudicate “inadeguate al loro mantenimento e alla loro educazione”. Molti capifamiglia vengono denunciati per “riduzione in schiavitù” di bambini e portatori di disabilità (in tutte le nostre controindagini, i condannati e gli accusati di tali reati si sono dimostrati innocenti).
L’attività poliziesca non consente alle organizzazioni umanitarie di mediare con le forze dell’ordine, le quali definiscono questa moderna repressione etnica come “verifica di situazioni di illegalità in materia di armi, stupefacenti, prostituzione, con particolare attenzione alla eventuale presenza di merce rubata”. Durante ogni operazione i rom vengono censiti e schedati, mentre coloro che risultano “non in regola” secondo i parametri delle autorità vengono denunciati.

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