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Spagna. Misure anti-sfratto insufficienti. Proteste anche in Galizia, la “casa” del premier

VIGO – 20 mila in piazza per protestare contro gli sfratti e contro le fioche misure in via di approvazione dal Governo. Nuove azioni di protesta della piattaforma “Stop Desahucios”. Disoccupati, studenti, sindacalisti e anche politici che compongono il “15m stop desahucios”, la sezione della Galizia del movimento, hanno intrapreso una nuova protesta in piazza per accelerare una risoluzione di una delle piaghe che sta straziando il Paese.

Non un semplice luogo quello scelto, ma un grido che proviene dalla regione che fu di Franco, “El Generalísimo”, ma anche di Mariano Rajoy, attuale leader del Partito Popolare, che è nato a Santiago di Compostela, capoluogo amministrativo della Regione autonoma della Galizia.

Non solo grida di protesta, ma anche spontanei gesti goliardici come solo gli spagnoli sanno fare. Persone in mutande, ma anche l’immancabile Chorizo, il salame spagnolo opportunamente tagliato e messo in esposizione. “Non abbiamo abbastanza pane per il Chorizo” il grido. Ma anche “noi lavoriamo e loro rubano”. Dove il “loro”, non sta solo per la politica, ma anche contro i manager pubblici.

Da tempo infatti la politica spagnola è scossa dello tsunami Barcenas, il Belsito del maggiore partito di governo, accusato di tenere una contabilità parallela delle spese e delle entrate del partito. Secondo quanto pubblicato dal più autorevole quotidiano spagnolo, lo ricordiamo, l’ex tesoriere del partito di centro destra e senatore Luis Barcenas girava quanto illecitamente percepito dal mondo dell’imprenditoria spagnola, spesso quella edilizia, ai propri esponenti di spicco come “paghetta”. Uno scandalo partito vent’anni fa e che vedrebbe protagonisti l’ex premier conservatore Aznar, ma anche gli attuali ministri delle Finanze e della Sanità. Una situazione non dissimile ai manager pubblici delle banche spagnole, sull’orlo del default per via della bolla immobiliare che ha svuotato le casse degli istituti, poi salvati dagli aiuti provenienti da Bruxelles.

Una sorta di contraltare di quanto sta succedendo esattamente nell’estremo opposto della Spagna, in Andalucia. Lì José Antonio Griñán Martínez, governatore del Partito Socialista Operaio Spagnolo, sta mettendo una “pezza” ai tagli dell’austerity con provvedimenti forti, che limitano di netto i diritti dello sfratto da parte delle banche, soprattutto nei casi dei ceti meno abbienti. Due storie differenti per due regioni che autonome, che godono quindi di privilegi in tema di legislazione.

Ma l’ennesima manifestazione in scena nelle piazze spagnole da giovedì rappresenta anche un no secco alla soluzione ideata dal PP, che in autonomia, ha avviato l’iter legislativo di un legge risolutoria. In sostanza Rajoy vuole approvare delle misure a sostegno di coloro che rischiano di perdere la casa perché dopo esser stati sopravvenuti da licenziamento non riescono a pagare l’ipoteca. Troppo poco, per un problema ben più ampio. Da qui l’ostracismo in aula tramite voto negativo durante l’approvazione nella camera bassa del parlamento questa settimane. Ma anche nelle piazze ieri. Va detto che per veder la luce, non prima di due mesi dalla convalida definitiva, l’iter deve esser approvato anche dal senato. Quindi spazio per le modifiche ancora ci sono.

In particolare le organizzazioni civili, ma anche i partiti di opposizione, chiedono chele misure ant-isfratto al vaglio vengano implementate da quanto richiesto in primis dalla sentenza della Corte di giustizia europea, che non più tardi di due mesi fa ha reputato la legislazione spagnola sul tema degli sfratti in aperto conflitto con i diritti dei consumatori e troppo favorevole alle banche. Ma la popolazione chiede anche che vengano riconsiderate le misure tolte dal provvedimento e originariamente presenti nell’iniziativa legislativa popolare della PAH, la piattaforma di esperti e cittadini nata a sostegno delle vittime dell’ipoteca. Un provvedimento preso in esame dall’Esecutivo ma che per bocca dei portavoce sarebbe stato stravolto, a tal punto che ne è stata ritirata la paternità.

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