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Governo, una partita tutta aperta

ROMA – Il governo Letta è al completo. Le proposte avanzate al Parlamento con i bei discorsi pronunciati dal Presidente del Consiglio, sono certamente impegnativi. La linea che emerge con nettezza è quella di combattere la recessione sia facendo assumere all’Europa una politica espansiva (l’abbassamento al minimo storico del tasso d’interesse di riferimento della BCE è un segnale incoraggiante), sia con la crescita della domanda interna, con la ripresa industriale e con un ruolo produttivo e sociale della spesa dei comuni.

Il tutto all’insegna dell’equità, della lotta all’evasione fiscale, della sburocratizzazione e della coesione nazionale.
Obiettivi importanti che per essere realizzati dovranno avere un forte sostegno dal paese e un contrasto giornaliero (anche da parte del Presidente Napolitano) delle spinte populistiche e degli interessi di Berlusconi.
Tra gli impegni del governo c’è lo sviluppo sostenibile e tra le priorità ci sono l’efficienza energetica degli edifici e gli incentivi per le fonti rinnovabili. Due scelte importanti che richiederanno anche due riforme strategiche, una del sistema energetico nazionale e l’altra della ricerca. Spero che il governo aggiunga ai suoi impegni la difesa del suolo, considerando che tra qualche settimana, dopo le stagioni delle alluvioni, avremo immancabilmente il fenomeno della siccità che inciderà sulla vita dei cittadini e su settori economici come l’agricoltura e il turismo.
 L’idea di società che si ricava dalle enunciazioni programmatiche è di una democrazia moderatamente avanzata che affronta una storica crisi  economica e morale. Un indirizzo questo  che potrebbe trovare le resistenze e il contrasto  delle destre.  Per  un governo di eccezionale necessità, che non si fonda sull’alleanza impossibile tra PD e PDL, i rischi sono numerosi. Il precario equilibrio politico  uscito dalle elezioni non ha permesso di dare un segno forte di cambiamento ispirato alle idee di uguaglianza e di responsabilità ecologica verso la società, l’economia, i rapporti umani e verso la natura.  Dobbiamo essere consapevoli che la partita è ancora tutta aperta: la crisi sta davanti a noi e l’equilibrio delle forze dato dal voto politico non è destinato a durare a lungo.
La formazione del governo ha subito inevitabili condizionamenti politici, di questo ne ha risentito la  sua stessa composizione  che ha registrato negativamente l’assenza degli ecologisti e di personalità legate al mondo del lavoro.

L’avvio non è facile. Tutto non è facile. Incidenti sono sempre possibili tanto che abbiamo assistito, increduli, ad un neo ministro che interpretava il voto di responsabilità e di consapevolezza dato da milioni di italiani nel referendum contro il nucleare, come una demonizzazione ideologica. Considerazioni a dir poco non in linea con il governo considerato che i ministri economici e dell’ambiente dovrebbero   indicare le vie  per creare lavoro e ricchezza con la green economy, l’efficienza economica, la rigenerazione urbana (per dire solo alcuni titoli).
Sicuramente nella formazione della compagine di governo ha prevalso l’assillo per procurare il massimo consenso, cosa saggia e necessaria, ma non è assolutamente saggio e necessario ricercare il consenso a prescindere dalle competenze.  Serietà e competenza sono per questo governo essenziali per essere utile all’Italia.

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