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Argentina. E’ corsa al “dollaro di Messi”. In Uruguay per il cambio di valuta conveniente

BUENOS AIRES – Tutti in Uruguay per salvare i risparmi. Da quelle parti lo chiamano il “Dollar tour” e altro non il continuo flusso di argentini che si riversano nelle città uruguayane più vicine per prelevare i soldi con un tasso di cambio più vantaggioso.

Almeno 3 dollari in meno del mercato parallelo argentino. Una cifra che sale considerevolmente se si calcola il mercato nero, quello tra i meno fortunati che non riescono a piazzare i risparmi in una valuta straniera più sicura, più stabile. Quella più ricercata è il dollaro americano. Nel mercato nero lo chiamano “il dollaro di Messi”. Come a dire: solo il fuoriclasse della finanza può salvare i risparmi degli argentini, vista l’ombra del nuovo default, sempre più probabile per l’Argentina. L L’ultima speranza per evitare che i risparmi diventino carta straccia.

Succede così che ad esser prese di mira sono gli sportelli automatici della città di Colonia di Sacramento. Più di cento per ogni sportello per quella che è la città più vicina dal confine. 45 chilometri da Buenos Aires, la capitale. Per quella che attualmente è la mecca del risparmio parte un treno ogni ora. Un biglietto costa l’equivalente di 30/50 euro. Costi che aggiunti alle commissioni bancarie coprono agevolmente la “cresta” che gli argentini fanno sui loro risparmi rispetto ai risparmi che propongono in patria: 5.21 pesos in Argentina, ma a questo prezzo è quasi impossibile trovarlo. Il costo minimo è di 10 pesos. Un miraggio. Nella bellissima Colonia di Sacramento si trova all’equivalente di 6.40 pesos. Che a conti fatti, è un affare. Una fuga dal pesos vera. Visto che questo tasso di cambio non erode i guadagni e possibili effetti negativi futuri di una svalutazione.

Tutto questo nonostante che nei giorni scorsi la presidente argentina Cristina Kirchner, in occasione di un discorso televisivo alla nazione, abbia negato la possibilità di svalutare i pesos argentini per fini commerciali. “Coloro che vogliono arricchirsi con le svalutazioni, facendo ricadere il costo sugli altri, dovranno attendere la fine del mio mandato” ha tuonato. Una posizione che ha fatto seguito alla razionalizzazione della vendita di dollari nel mercato ufficiale dei cambi, limitando la possibilità del popolo di investire i risparmi nella divisa Usa.

Da qui la fuga verso lidi meno restrittivi. Un flusso così consistente che alcune argentine hanno organizzato dei viaggi “all inclusive” per agevolare questa “transumanza finanziaria”.

Sono i membri della classe media a trovare questa soluzione la più praticabile. “In qualche modo devo proteggere il mio salario dall’inflazione” dichiara una donna alla stampa argentina. “Non possono farmi niente ha detto un avvocato. Ho studiato la legge ed è tutto in regola” ha detto un anonimo avvocato. E così che Colonia, cittadina il cui centro storico fa parte del patrimonio dell’Unesco, diventa meta di turismo finanziario. Dove i soldi non spesi, ma prelevati. Dove le mappe ricercate sono quelli dei “Cajeros automaticos” non dei monumenti. Dove il segnale visivo più ricercato non è “Benvenuto” a questo o a quella primizia culturale, ma “il credito è insufficente” che lampeggia nei monitor. Che equivale a dire che questo mese lo stipendio è salvo.

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