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Diritti tv. Per i giudici era Berlusconi a decidere sulla gestione Mediaset

MILANO – La gestione dei diritti televisivi e cinematografici faceva capo a Silvio Berlusconi. È questo, in sostanza, il concetto espresso, dai giudici della Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza con la quale hanno confermato la condanna a 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici per il leader del Pdl.

«Era assolutamente ovvio – scrivono – che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera».  
I giudici, presieduti da Alessandra Galli, sottolineano che «almeno fino al 1998 e, quindi, fino a quando ai vertici della gestione dell’acquisto dei diritti vi era stato Bernasconi, vi erano state anche le riunioni per decidere le strategie del gruppo, riunioni con il proprietario del gruppo, con Berlusconi». E ancora i giudici nelle motivazioni al loro verdetto spiegano: «Ad agire era una ristrettissima cerchia di persone che non erano affatto collocate nella lontana periferia del gruppo ma che erano vicine, tanto da frequentarlo tutti (da Bernasconi ad Agrama, da Cuomo a Lorenzano) personalmente, al sostanziale proprietario (rimasto certamente tale in tutti quegli anni) del medesimo, l’odierno imputato Berlusconi. Un imputato – continuano – un imprenditore che pertanto avrebbe dovuto essere così sprovveduto da non avvedersi del fatto che avrebbe potuto notevolmente ridurre il budget di quello che era il maggior costo per le sue aziende e che tutti questi personaggi, che a lui facevano diretto riferimento, non solo gli occultavano tale fondamentale opportunità ma che, su questo, lucravano ingenti somme, sostanzialmente a lui, oltre che a Mediaset, sottraendole».

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