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In scena al Teatro SalaUno Tuorlo: la finestra sul mondo

Foto di Francesca Proietti

Foto di Francesca Proietti

ROMA – “L’Arte è rivelazione. E la rivelazione non dipende dal sesso, dal colore della pelle, dalla conformazione fisica, dalla presenza o assenza di disabilità”,  questa è la filosofia di Superdiverso (teatro indecente), una compagnia composta da attori e danzatori abili e diversamente abili nata all’interno di un Progetto ormai decennale, sostenuto dall’Assessorato alla promozione dei servizi sociali e della salute di Roma Capitale.

Il loro ultimo spettacolo, con la regia di Luciana Lusso, debutterà a Roma al Teatro SalaUno il 4 giugno. Si intitola Tuorlo ed è un’opera inedita scritta dalla Lusso e da Enzo Ungari, noto autore e sceneggiatore di film come Le cinque giornate di Dario Argento e L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, rimasta nel cassetto per molti anni: “L’avevamo scritta insieme io e Enzo Ungari l’anno prima che lui morisse prematuramente, nel 1985. Non sono riuscita a metterla in scena per tutto questo tempo. Quelli erano anni in cui si sperimentava ed era la prima volta che Enzo scriveva una sceneggiatura per il teatro e, purtroppo, l’ultima. Ora, dopo quasi trent’anni ho sentito che era arrivato il momento di metterla in scena”.
Tuorlo è la storia di tre sorelle Ava, Eva ed Uva, dominate da un padre-padrone alcolizzato e violento, che assistono inebetite alla morte del padre, soffocato ingoiando un uovo apparentemente sodo. L’uovo, invece, espulso dalla bocca del padre deceduto crescerà fino a raggiungere dimensioni tali da ricordare un uovo preistorico. Le tre sorelle decidono di spiarne i mutamenti. Una mattina trovano l’uovo schiuso, ma invece di un pulcino c’è una strana creatura.

Le donne, dalle personalità molto diverse tra loro, decidono di accoglierlo in casa, curarlo e accudirlo a modo loro, dandogli il nome Tuorlo. Con il tempo però le attenzioni e l’amore per Tuorlo degenerano nella necessità di “civilizzarlo”, di farlo socializzare con i compaesani, di mostrarlo fuori dalla loro casa, in Chiesa, al mercato, in Paese. I tentativi di umanizzare Tuorlo, però, avranno effetti distruttivi e l’ingenuità di Ava, Eva ed Uva le porterà a convincersi che lo straordinario possa accadere di nuovo.
“Tuorlo è stato scritto  con la macchina da scrivere di Enzo su una fragile e preziosa carta di riso – racconta Luciana – si tratta di una storia assurda, scritta per un teatro povero. È l’elogio della diversità, il codice altro che la società non può codificare e allora vuole correggere. Ma la diversità non si deve correggere: è una risorsa che apre una finestra sul mondo”. Lo dimostra l’esistenza stessa della Compagnia Superdiverso, una vera rarità composta da professionisti dell’arte e ancora poco conosciuta. “Nei confronti dell’attore o del danzatore  disabile  c’è sempre una “mal disposizione” che ha radici antiche – spiega la regista – Nemmeno troppo tempo fa la nascita di un figlio o una figlia disabile era considerata una sorta di punizione divina per un qualche peccato dei genitori o antenati. La disabilità era vissuta come conseguenza di un qualcosa di inconfessabile: come pensare di farla esibire davanti ad un pubblico?”. Eppure Superdiverso ci è riuscita, dimostrando che abbattere le barriere, fisiche e culturali, significa comprendere che la diversità non è un limite né una colpa, ma una risorsa indispensabile allo sviluppo di una società contemporanea.

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