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Redditi autonomi. La Cgia contesta i dati e chiede un confronto con il ministero finanze

La CGIA non ci sta e contesta duramente i dati presentati quest’oggi dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia

VENEZIA – “Ancora una volta assistiamo ad un uso artefatto delle statistiche riferite ai redditi di alcune categorie di lavoratori autonomi – attacca Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – Non è assolutamente vero che gli autonomi dichiarano meno dei lavoratori dipendenti. La comparazione non può essere fatta tra un gioielliere e il reddito medio di un lavoratore dipendente.  I redditi dei lavoratori dipendenti sono condizionati dagli stipendi di molte categorie lavorative che ne innalzano la media. I giudici, i manager pubblici e privati, i professori universitari, ad esempio, cosa hanno a che fare con un ipotetico lavoratore dipendente ? Nulla, ma ne alzano la media retributiva. Pertanto, correttezza statistica vuole che il confronto tra il reddito del gioielliere deve essere comparato con quello del suo dipendente. Ebbene, se si fa ciò si scopre che i redditi degli artigiani e dei commercianti sono mediamente superiori del 30-40% delle retribuzioni dei propri dipendenti.”

Infine, la CGIA ricorda che i dati medi dei redditi degli autonomi risentono del fatto che oltre il 70% degli artigiani e dei commercianti lavora da solo, che la differenza reddituale tra gli autonomi del Nord e quelli del Sud supera mediamente il 30%, inoltre non sono pochi coloro che praticano il cosiddetto “splitting familiare”, ovvero dichiarano il 51% del reddito di impresa e l’altro  49% lo fa il collaboratore familiare, sia esso il coniuge o il figlio.

“Queste ultime – conclude Bortolussi – sono considerazioni che riducono moltissimo il dato medio dei redditi degli autonomi che scandalosamente non vengono tenuti in considerazione neio dati presentati oggi. Per questo chiediamo di confrontarci con il ministro, affinchè questi attacchi del tutto ingiustificati non si verifichino mai più.”

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