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ROMA – E’ scoppiata la protesta quando nell’aula bunker di Rebibbia è stata letta la sentenza di primo grado dalla terza corte d’assise di Roma, presieduta da Evelina Canale, relativa alla morte del giovane Stefano Cucchi, deceduto all’ospedale Sandro Pertini sei giorni dopo essere stato arrestato.

I tre agenti della penitenziaria, Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici accusati di lesioni personali  sono stati assolti perchè il fatto non sussiste. Assolti in formula piena anche gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli, Domenico Pepe, mentre sono stati condannati a  due anni il primario della struttura del Pertini, Aldo Fierro, a un anno e quattro mesi i medici  Stefania Corbi, Silvia Di Carlo, Flaminia Bruno e Luigi Preite De
Marchis. Condannata a 8 mesi di reclusione anche il medico Rosita Caponetti. I medici condannati dovranno risarcire in solido anche le parti civili costituite nel procedimento per una provvisionale di 320mila euro. Somma che verrà divisa in centomila euro da versare al padre di Cucchi, Giovanni, altrettanti alla madre, Rita Calore, 80mila euro alla sorella Ilaria e ventimila euro ciascuno per i due nipotini.
Una somma irrisoria he non potrà certo colmare la perdita di Stefano. Il dispositivo di condanna è stato definito come l’ennesima sconfitta dalla famiglia Cucchi che riteneva già poco aderenti alla realtà i provvedimenti di carcerazione richiesti dal Pm. Dopo la lettura si sono udite urla di protesta nell’aula bunker, e non solo dagli amici di Stefano Cucchi, ma anche da molte persone che avevano espresso solidarietà ai familiari e che aspettavano un epilogo molto diverso rispetto alla decisione.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, da sempre impegnata in prima linea alla ricerca di verità e giustizia in questa tragica vicenda,  è delusa: “Mio fratello è stato tradito dalla giustizia per la seconda volta. Non so dire cosa faremo, ma certamente non ci tiriamo indietro. Questo non ce lo aspettavamo. I medici dovranno ora fare i conti con la loro coscienza. Si tratta di una pena ridicola rispetto a una vita umana. Sapevamo che nessuna sentenza ci avrebbe dato soddisfazione e restituito Stefano ma calpestare mio fratello e la verità così… non me l’aspettavo. Oggi capisco quelle famiglie che non affrontano questi processi perchè sono dei massacri”.
Insomma, quella di oggi potrebbe essere definita una pagina nera della giustizia. Molti hanno pensato che prima  o dopo tutti avrebbero dovuto pagare per la morte di questo giovane. Morte della quale, tra l’altro, restano ancora in ombra molti dettagli importanti. Invece, per ora le cose stanno diversamente.

Come ha detto l’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta Ilaria Cucci “in questo processo lo Stato non ha risposto. Non critico la corte e non voglio dire che sia responsabile di questo ma in questo processo lo Stato non ha risposto”. E poi: “Non sono stati individuati – ha aggiunto Anselmo dopo la lettura della sentenza – i responsabili del pestaggio”.
Insomma, inutile nascondere che questa sentenza lascia l’amaro in bocca. L’Italia è forse un Paese dove l’incolumità di una persona presa in carico dallo Stato viene meno? Sembra proprio di sì. Noi vogliamo riproporre le foto, quelle foto impressionanti che la stessa famiglia Cucchi autorizzò alla pubblicazione e che riprendono il corpo senza vita di Stefano Cucchi dopo l’autopsia. Immagini che da sole raccontavano.

Il senatore del Pdl Carlo Giovanardi, nel frattempo, continua a dire come in passato che la sentenza fa cadere le “pregiudiziali ideologiche, enfatizzate dai media, che attribuivano responsabilità agli agenti di custodia per un pestaggio mai avvenuto”. Tuttavia a prescindere dalle opinione personali in questo momento ci sarebbe soltanto bisogno di rispettare chi qualcuno lo ha perso veramente e ancora si chiede come questo sia potuto succedere.

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